venerdì, giugno 1   >

National Geographic

Un grizzly corre più veloce di un cavallo e insegue il piccolo di un bisonte americano, la bisontessa madre cerca di proteggerlo ma il grizzly c'ha un certo appetito e non sente ragioni, zampate, morsi, sangue, gnam, skizz, aquile, avvoltoi, lupi, coyotes, tutti invitati. Ma quanto corre un grizzly? Poi un piccolo di alce inseguito dai lupi cerca asilo nel branco dei bisonti americani, ma questi bastardi lo cacciano via, a cornate nel culo, lo feriscono pure. Azzoppato l'alcetto si accascia e i lupi se lo magnano vivo mentre lui straziato e dilaniato chiama la cornutissima mamma che se l'era perso. E' la magia del parco di Yellowstone, dice la voce.
Poi un biologo sadico in cima a una montagna dell'Etiopia studia le famiglie dei gialada, 'ste scimmiette che vivono solo lassù. Un piccolo, un gialadino rimane isolato e chiama per ore i suoi simili che non possono più sentirlo. Una tenerezza che neanche Bambi. Cala lenta la notte e le iene (che cazzo ci fanno le iene in cima alla montagna dell'Etiopia) lo trovano e se lo magnano vivo mentre anche lui straziato e dilaniato urla e chiama aiuto invano. E' la natura che fa il suo corso, dice la voce caina. Il bello è che nei venti minuti precedenti il documentario ti ha fatto affezionare al gialadino, seguendolo con tutta la sua famigliuola, il biologo gli aveva dato anche un nome, Bart. Peccato che adesso Bart è un mucchietto di frattaglie.
Però il biologo che avrebbe potuto salvarlo non lo salva, perché, spiega, lui è solo un biologo ed è là per osservare la natura senza la minima interferenza. Il primo impulso è quello di dargli un calcio nel culo a 'sto biologo, buttandolo giù dalla montagna dell'Etiopia, ma poi uno capisce. Anche se il dubbio che l'abbia isolato proprio lui il gialadino rimane. Finito. Si spegne la tv e si trascorrono ore di pura angoscia e disperazione elaborando i lutti di gialadini, alcetti e bisontini urlanti. Non ti potevi guardare un film di Toto? Dice un'altra voce.