sabato, settembre 15   >

Ogni promessa

Per dovere morale mi tocca dirlo. Una roba di qualche anno fa, sul locale che da Firenze va a Livorno. Pavarotti salì ad Empoli e si intrattenne nel vagone fino a Pontedera. Era notte e il treno era quasi vuoto. Lui era solo e trafelato, non lo avevo riconosciuto, pensavo ad un venditore di panini. Venne a sedersi stranamente di fronte a me, con tutti i sedili vuoti, capii che aveva voglia di parlare con qualcuno. Dopo una breve presentazione cominciò a sfogarsi.
Disse che era scappato da Modena e aveva fatto l'appennino a dorso di mulo fino a Pistoia. Nicoletta lo cercava in elicottero ma lui s'era mosso nella vegetazione più fitta. A Pistoia il mulo era crepato e lui, stanco, ne aveva arrostito i resti per mangiarli. La colonna di fumo al tramonto aveva tradito la sua posizione e la voce di Nicoletta dal megafono gli aveva intimato il fermo o sparo. Con la notte dalla sua, aveva corso a zig-zag e schivato i colpi del mitragliatore fino ad uno stagno. Aveva riempito i polmoni ed era rimasto in apnea per circa 40 minuti, il tempo di far perdere le tracce. Uscito dall'acqua era poi corso verso un casolare. Fortuna volle che il fattore partiva per il mercato di Firenze e caricava il camion di patate.

Luciano aveva avuto un'idea, travestirsi da sacco di patate, lo fece semplicemente chiudendo gli occhi e mettendosi di fianco al camion. Il fattore lo caricò ignaro, la barba corvina e il fazzoletto bianco in mano non lo insospettirono, però accusò per tutto il viaggio feroci fitte all'ernia, guidava e urlava. L'elicottero di Nicoletta, con radar e sonar spiegati, intercettò le urla di dolore del fattore e pensando ai vocalizzi del tenore in fuga, prese a seguire il camioncino.
Alla pompa di benzina il bifolco si fermò mentre l'elicottero atterrava nella piazzolla iluminando i fuggiaschi con un faro. Pavarotti era saltato giù e aveva assecondato una nuova idea, travestirsi da bidone di nafta. Lo fece semplicemente chiudendo gli occhi e tenendo le braccia ferme lungo i fianchi. Nicoletta e due collaboratori ninja perlustrarono tutta la stazione di servizio con visori a raggi infrarossi. Passarono più volte dinanzi al finto bidone senza venirne minimamente insospettiti. La donna aveva poi sputato in terra ed era ripartita. Luciano, abbandonato il travestimento, aveva raggiunto la stazione di Empoli su un monopattino ed era saltato sul locale per Livorno. Il vantaggio sui segugi al soldo della moglie era scarso, avevano seguito il solco sull'asfalto e le scintille in lontananza.
Era un uomo disperato, mi disse che Nicoletta si divertiva a torturarlo, gli spruzzava le sopracciglia con la china, gli legava il fazzoletto bianco alla mano e lo costringeva a scacciare le mosche mentre lei dormiva, gli faceva cantare le canzoni di Cristina D'Avena, gli faceva vedere i programmi di Amadeus, gli organizzava dei Pavarotti & Enemies con tutti quelli che lo odiavano e lo malmenavano, gli faceva le uova fritte e gli bucava il tuorlo, gli comprava dei costumini da Sumo, gli faceva cantare Perderò invece di Vincerò quando guardava le partite su Sky, gli rubava le sigarette, gli tirava le caccole quando si voltava, insomma una serie di nefandezze indicibili, gli diedi delle pacche sulle spalle.

Mi chiese di raccontarlo, di dirlo al mondo una volta che il cielo lo avrebbe chiamato a sé. Promisi che al massimo lo avrei scritto su un povero blog. Disse che andava bene. Poi il treno si fermò a Pontedera ed entrò il controllore, una donna. Big Luciano ebbe un fremito, gli lessi il terrore negli occhi, pensai che fosse sprovvisto del biglietto e mi preparavo a giustificarlo. Invece no, il controllore era Nicoletta travestita, fu un attimo, l'uomo in preda al panico si lanciò contro il cristallo del finestrone e lo sfondò. Una volta sul binario lo vidi tuffarsi ed aggrapparsi all'Eurostar in transito contrario verso Bologna, che ebbe un notevole rallentamento. Nicoletta mi disse qualcosa di volgare in dialetto modenese, poi corse via. La sentii dare ordini da un cellulare. Il bastardo mi è scappato, va a Bologna, lo becchiamo al ristorante Il Pappagallo, sotto le torri.
(Perdonami Luciano, grazie d'essere esistito)