martedì, marzo 11   >

La zia Valeria è morta e il prete sculetta

Piove, grandina. La nonna lontana mi invia a rappresentarla in questa chiesetta del salernitano a salutare la vecchia amica che ha tirato le cuoia. S'erano fatte i tempi della guerra insieme, i sacrifici, la ricostruzione, i lavori umili, i figli sfornati come pizzette.
Siamo in quattro gatti, gli ombrelli attaccati al braccio.
La chiesa è in ordine, le vetrate colorate, l'altare pulito. Per terra c'è un cristone di bronzo inginocchiato e straziato dalle bastonate della passione. Gli scultori in genere paiono fregarsene del resto della vita di questo tizio, mai una statua di lui mentre si fa una pennica sotto un ulivo, mai una statua di lui con una fiasca d'acqua in mano appena tramutata in vino mentre si fa una moltiplicata di pesci alla brace con gli amici. Mai.
Inizia la funzione. Appare il prete. E' più ricchione di Valentino. Si vede subito che il gesto preferito è quello con le due mani per indicare ai fedeli di alzarsi in piedi o sedersi. Palmi in su, palmi in giù. Fa molto maestro di musica ispirato, chiude anche gli occhietti. Mentre mi alzo e mi siedo continuamente senza nessuna ragione plausibile seguendo il raptus del pretucolo, capisco che la chiesa fa molto bene ai vecchi, è un modo per fare ginnastica, fanno funzionare le ginocchia cigolanti. L'oratore legge le sue formule, chiama il coro con lo sguardino severo, e guai se non la sapete. Cantilenano, gesticolano, si alzano e si abbassano. Tutto abbastanza ridicolo. Mi distraggo sul culo di una parente della defunta, è l'unica giovane in mezzo alla banda di mummie.
Le cantilene cessano. Il sacerdote imbraccia serissimo gli strumenti del mestiere e si fa un giro sculettando attorno alla bara spargendo fumo e mugugnando cazzate in mezzo ai denti. Poi torna dietro l'altare e chiude tutti i libroni. Non legge più, è minaccioso, cambia tono, non sembra neanche più un prete, ora è Alberto Angela, più angela che alberto.
Gli sento dire cose così: Qui dentro c'è il corpo di Valeria. Valeria ha cessato di vivere, ha lasciato qua il suo corpo. Ma capite che tutti i suoi affetti, i suoi pensieri, i suoi ricordi, ci sono ancora. Sono contenuti in quella che noi chiamiamo anima. Noi crediamo nell'anima. Quando Valeria ha cessato di vivere questa anima si è staccata dal corpo ed è salita verso il nostro padre eterno per essere giudicata. Qui fa una ricchionissima voluta con la mano e guarda in alto. Infatti questa mattina abbiamo già fatto una messa in suffragio dell'anima di Valeria, le sarà tanto servita quando è giunta al cospetto del padre.
Abbassa lo sguardo sulla cassa. Sembra credere a tutto quello che dice. Ora questo corpo è molto importante, perché ha ospitato per tutta la vita l'anima di Valeria e perché tornerà ad ospitarla al momento della resurrezione dei morti. Noi crediamo nella resurrezione. Per questo noi lo ungiamo con l'olio sacro e lo benediciamo con l'incenso, perché questo corpo tornerà a vivere. Ora Valeria è con dio lassù. Di nuovo la manina che volteggia. E noi possiamo ancora essere in contatto con lei. E come facciamo? Basta essere in comunione con dio. Piega la testa all'indietro come una Carrà calva e fissa lo sguardo sul soffitto.
Essendo in comunione con dio noi siamo in comunione anche con Valeria che si trova vicino a lui. E come facciamo a essere in comunione con dio? Abbassa lentamente la testa, gli occhi calano diabolici verso l'immaginaria telecamera, su di noi, sta per darci la soluzione, è un momento a metà tra il cinema e il marketing.
Venendo in chiesa, sempre. Venire in chiesa è il miglior modo per essere in comunione con dio. Lo ripete due volte, ha la esse con la zeppola, guarda le facce di tutti per capire se il messaggio è arrivato. Il pezzo è terminato. Spara un altro paio di formule e chiude lo show ritirandosi. Usciamo mesti.
Nel grigiore noto che i quattro portatori della bara dell'agenzia funebre sono asimmetrici. Due alti e magri sulla destra, due nani grassi a sinistra. Ma mettete almeno i due nani grassi avanti e i due lunghi dietro. O meglio ancora: licenziate 'sti due cazzi di nani grassi. La bara ora avanza inclinata su un lato sotto la pioggia, immagino la salma dentro, col naso schiacciato contro la parete sinistra del legno.