venerdì, aprile 25   >

Miracoli

A pranzo guardavo di traverso la tv, c'era il servizio su padrepìo tirato fuori dalla fossa. La telecamera corre lungo il lato della bara di vetro e io vedo padrepìo steso con addosso i pantaloni della tuta dell'adidas. La cosa mi sorprende. Guardo meglio, non è la tuta ma è il cordoncino bianco del saio che, sdoppiato, corre lungo il fianco della salma. Una svista, torno a mangiare rasserenato. Poi mi torna in mente il miracolo della madonna ridente di Troisi, rifletto sulla noiosa serietà dei miracoli. Ma perché, e mi rivolgo agli autori, non puntare ad una nuova gioiosa spettacolarità del prodigio, anche per conquistare nuovo pubblico, recuperare tanti giovani.
Ad esempio, a proposito della svista di oggi: bara di vetro di padrepìo, sale lenta dal fosso, sgomento della folla, il monaco è steso e indossa la tuta dell'adidas, giacca e calzoni. Miracolo! Giù di nuovo, lo ritirano su piano piano. I flash impazziscono. Adesso il morto ha il vestito rosso di una ballerina di flamenco, super miracolo, ovazione. Giù di nuovo, lo ritirano su, adesso ha il costume di un capo indiano Sioux, con tutte le penne colorate sul capoccione. Folla in visibilio, applausi, vecchie che piangono e si strappano i capelli. Giù di nuovo, e di nuovo su, colpo di scena, la bara di vetro è vuota, c'è un cartello: torno subito. Risate, lacrime, svenimenti, applausi e canti in coro. Giù di nuovo e stop, basta così. Appuntamento alla prossima riesumazione.

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