lunedì, maggio 12   >

Florencio

Può capitare che camminando per Valencia di pomeriggio, per la Avinguda del Puerto, uno abbia la faccia perplessa guardandosi a destra e a sinistra con la mappa in mano. Questo tipo di faccia non sfuggirà al passante Florencio, un tipo basso e anzianotto, che si fermerà e ti parlerà addosso per una quarantina di minuti. Florencio mi dice subito che non devo prendere il bus, perché sono giovane e ho le gambe buone, las piernas fuertes, e mi da un cazzottino sul femore, che non guasta. Guarda la destinazione sulla mappa e si fa una risata. Mi dice che camminando ad una certa andatura, in dieci minuti ci arrivo. Mi mostra pure l'andatura. Capisco subito che Florencio è uno che non si fa i cazzi suoi e avviamo una piacevole conversazione in piedi.
Dice che è valenciano verdadero,
non gallego. Dice che i gallegos sono quelli del nord e che sono codardi. Lui se gli fanno una rapina, col cazzo che molla il portafogli, piuttosto combatte e si fa bucare la pancia. Rivaluto subito i gallegos come persone intelligenti. Dice che ha girato il mondo a costruire motori per la Ford. In Argentina un militare del regime lo aveva fatto parecchio incazzare e lui, valenciano verdadero, lo aveva aspettato un giorno in una strada isolata armato di fionda, di quelle con la corda che si fa girare e gli aveva quasi spaccato la testa da una distanza di venti metri. Che gli aveva pure detto di inginocchiarsi ai suoi piedi e di fargli un chupachoto, mi spiega pure cos'è attraverso metafore di capretti che ciucciano il latte dalla tetta di mamma capra. Poi lo aveva seguito e aveva scoperto dove abitava, s'era presentato di sera alla sua porta con un machete nella manica ma aveva scorto dei bambini all'interno e s'era impietosito abbandonando la sete di sangre de dictatores.
Florencio ha l'accento marcato del sud della Spagna, parla come una telecronaca di calcio della TVE, ti sbatte continuamente il dito indice sulle braccia e sul torace sputando come tre alpaca.
Seguono altri aneddoti sulla Valencia di una volta, sui ristoranti della spiaggia che adesso si approfittano pure dei valenciani doc e che lui ha gonfiato di carocchie un ristoratore che gli aveva presentato un conto ladro. Dice cose sull'Italia dove ha lavorato, di Venezia che puzza di fogna e di sua moglie che ci vuole andare lo stesso, e poi quel suo grande amico di Mondragone, un genio italiano dei motori che gli insegnò tutto nel '46 e poi Berlusconi che amigo mio, por el dinero baila el perro!
Si fa quasi l'ora di cena e Florencio si toglie dalle palle con un saluto alla zorro, suerte italiano, mi dice. Cammino per un'altra mezz'ora, arrivo in albergo e metto i piedi nell'acqua calda, Florencio vaffanculo.