venerdì, ottobre 3   >

Il Gordon dentro di noi

Tempo di lavori. Tra manovali vari ricevo in casa anche celebrità del calibro di Salvatore Tuttofare. E' venuto a bucare un soffitto duro per me come il diamante con la disinvoltura di un pasticciere che affonda una siringa di crema in una torta. Ha forato con una mano sola e con la sigaretta in bocca. Mentre lo osservavo mi pentivo di avergli raccontato tutti gli sforzi fatti, di averlo messo comicamente in guardia già al telefono contro quel soffitto d'acciaio. Dopo il ridicolo buco, Salvatore mi guardava impietosito dall'alto dello scaletto. In quei cinque secondi di silenzio entrambi cercavamo qualche frase consolatoria per me. Non ce n'erano.
Ammiro questa abile razza di persone, il loro spietato dominio sugli elementi. Poco prima ero là a cercare di bucare quel soffitto, due mani sul trapano a percussione tipo Rambo depalestrato con panza poggia-cartucce, il tifone di polvere di intonaco che mi accecava e mi soffocava, il sudore che spruzzava e la punta moscia che non penetrava di un millimetro.
Evvaiaffanculotrapanodimerda. I deltoidi marci che bruciavano dentro le spalle, il cervello che ordinava di abbassare le braccia, subito e per sempre. Sono i casi in cui prende forma la delega. Questa magica parola su cui sono poggiate le carriere di tanti incapaci. Si guarda il telefonino e ci si ritrova sconfitti ad invocare un tecnico risolutore, come patetici commissari Gordon che telefonano a Batman.