lunedì, dicembre 21   >

Merigani


Tra le email gira questa cosa alquanto divertente...


domenica, novembre 22   >

Stonature

La musica di Forrest Gump per i biscotti Pan di Stelle? No.

mercoledì, novembre 18   >

2012: prima riflessione

Dunque, secondo il film di Emmerich, dopo il casino del 2012, tra le altre cose rimarranno:

- uno stock di pc portatili VAIO (e neanche un Mac);
- i libri da bancarella nello zaino di un geologo che legge e non scopa;
- due ragazzini gemelli, brutti, grassi, cretini e con i capelli alla Giletti, sopravvissuti giustamente a milioni di altri belli e intelligenti;
- un cagnolino più culo che anima;
- il geologo rompicoglioni di prima che in 30 minuti è diventato il capo dell'universo;
- la figlia nera e bona di un Obama vecchio e morto (che probabilmente sarà trombata sempre dal geologo)
- tre Arche giganti Made in China, che una volta finito il carburante te le guardi;
- un manipolo di capi di stato, di stati che non ci sono più;
- un elefante, una giraffa e un gorilla incazzato;

Che dire, il 22 dicembre 2012 mattina, non svegliatemi.

domenica, novembre 15   >

Riflettendoci

Questa volta penso di aver preso un lavoro che richiede troppo lavoro. Il rammarico di non aver tempo per scrivere stronzate sul mio blogghettino è grande. Tra un po' mi dimetto.

sabato, ottobre 17   >

Anticipi

Stamattina la mia gatta è andata sul balcone e si è seduta sorpresa a guardare l'inverno.

venerdì, ottobre 9   >

Compito: Il Martello Frangivetri

Il martello frangivetri è rosso. Il martello frangivetri si puó dire pure marteau brise vitres o nothammer, anche se su questo treno secondo me dicono tutti solo martello o al limite martello per scassare il vetro.
Vicino al martello non c'è scritto a che serve o perché sta là, c'è scritto solo martello frangivetri. Allora io penso che con la brutta faccia che tengono certi qua dentro chiunque di loro se si arrabbia se lo può prendere e si puó mettere a frangere altre cose per allenarsi un poco prima di frangere pure i vetri.

Poi io penso pure che con la sporcizia che sta nei treni e con le iasteme che si sentono perché fanno sempre tardi e non trovano nemmeno i posti per potersi assettare allora non ci vuole niente che uno esce pazzo e si piglia il martello frangivetri e frange la capa al controllore e dopo pure qualche vetro.

Il martello frangivetri sta pure lui sotto un vetro, così secondo me ci vuole un altro martello frangivetri per prenderlo, ma in giro non lo vedo.

Mio padre che viaggia assai, dice che se tu vuoi frangere i vetri sul bus o sull'aereo allora non li puoi frangere perché là non ci sta e te lo devi portare da casa tua.

Questo è quello che posso dirvi per adesso sul martello frangivetri.

sabato, settembre 26   > , ,

Rosse rosse per te

Perché magari c'è ancora qualcuno che trova romantico il testo: rose rosse per tee ho comprato stasera (NB: stasera) e il tuo cuore lo saa cosa voglio da tee.
Vorrei dire a mia zia: zia ma ti fa commuovere così tanto uno che vuole pucciare il biscotto in cambio di due fiori?
In una eventuale versione giOvane del video io avrei fatto anche il famoso gesto del clacson con la manina durante il teee prolungato finale.
(la tipa destinataria dei fiori pare infatti abbia risposto così a Massimo)

lunedì, settembre 21   > ,

Degli Indaffarati e di come sembrare tali

Oggi osservavo un Non-Indaffarato che cercava di mimetizzarsi in un ambiente di Indaffarati. Non se la cavava male, spulciata di telefonino, velocizzazione improvvisa dell'andatura, stop alla vetrina, faccia quasi giusta.
Un principiante come quello peró lo riconosci quando improvvisamente cede e rovina tutto sedendosi su uno scalino o su una panchina a guardare i culi che passano e a ruotare il portachiavi. Gli Indaffarati se ne accorgono subito, da quel momento per loro sarà trasparente, eliminato, puro gas disperso nell'aria. Le Indaffarate poi, perderanno ogni possibile interesse per lui.

Pensavo a quante volte anch'io mi sono finto Indaffarato tra gli Indaffarati. Si perché oggi a rivelarti Non-Indaffarato camminando da solo in mezzo a gente Indaffarata, rischi. Non c'è mai da fidarsi di quelli Non-Indaffarati, potrebbero essere i peggio delinquenti. Quindi è meglio non passare guai gratuiti, meglio travestirsi sempre da Indaffarato:

Bisogna camminare come loro, cercare un'espressione non serena, perché o sei Indaffarato o sei sereno. Il vero Indaffarato non ha tempo per la serenità, quella forse dopo, però poca.
Il consiglio è di provare delle facce a casa, prima di uscire, davanti allo specchio.
Funzionano ad esempio parecchio le facce tipo quella del ministro Alfano (link), o tipo quella di Montezemolo (link), volendo dare voce a quest'ultima foto, Prodi: ma avevi promesso che si andava in osteria, e l'altro: ma che osteria, con l'indaffarato che sono oggi per favore valà.

Per sembrare Indaffarati è buona regola non sedersi mai, ma se proprio uno è stanco e senza manco il telefonino allora bisogna fare la faccia di Moratti, e se la sbagli sei fottuto (link).

Ci sono poi certi Indaffarati che, anche volendo, non riuscirebbero mai a sembrare Indaffarati. Avevo dei colleghi che malgrado le tonnellate di lavoro fatto e da fare, avevano sempre la faccia del peggiore Non-Indaffarato (link).

Questo in un'azienda è gravissimo, allontana ogni promozione o premio. Di solito costoro vengono fottuti da abili Non-Indaffarati Delegatori che si fingono serissimi Indaffarati (link). Non c'è da scherzare. Volendo fingere, è necessario che il costume dell'Indaffarato venga indossato con la massima attenzione ai dettagli.

Mai dimenticare che nel cervello del vero Indaffarato c'è quella email da scrivere, c'è un coglione da cazziare, la cazziata di un coglione, la vacanza da prenotare, il tour operator da denunciare, il regalo da comprare, il collega da inculare, il figliolame da ritirare o consegnare, la spesa da fare e via così. A questi pensieri non può corrispondere una faccia qualsiasi e spesso neanche un look qualsiasi.

I veri Indaffarati generalmente si vestono da Indaffarati e sono riconoscibili anche da fermi.
Una volta aspettavo il bus e me ne stavo in piedi di fianco ad una sconosciuta signora Indaffarata. Questa aveva appena parlato col marito al telefono che lei era in ritardo che il sindaco che i mezzi pubblici che la vergogna che la festa che la palestra che il ciabattino che il figlio che nessuno la aiuta che che cazzo.
(L'indaffarato verace poi, come altre poche categorie di esseri, al telefonino non bada mai al volume della sua voce).

D'improvviso spuntò un'altra Indaffarata dal passo indaffaratissimo, si fermò di fronte a noi e passandoci velocemente sotto lo scanner chiese scegliendo prima me: scusi non è già passato il 14 vero? Risposi di no.
Poi rivolgendo lo sguardo all'altra Indaffarata chiese: Scusi, ma volendo prendere un Taxi dove lo trovo?

Detta così passa inosservata, ma premiamo Stop, riavvolgiamo e rivediamola al Moviolone:
L'Indaffaratissima si avvicina e vede davanti a sé un uomo e una donna. Attivando la Indaf-Vista capisce subito che l'uomo (io) data la postura e il look è uno che non ha un cazzo da fare e non c'entra nulla con l'altra che invece è gravemente Indaffarata quasi quanto lei. Così si avvicina, mi sceglie e mi chiede se è passato il 14.

Il 14 è un Bus che fa sempre ritardo, un vero Indaffarato non lo aspetterebbe mai, troverebbe subito delle alternative. Io invece sono quello che se il 14 passasse in orario non ci salirei e aspetterei un altro giro. Quindi la sua scelta di destinare la prima domanda da Non-Indaffarati al Non-Indaffarato si rivela esatta. Chi meglio di me potrebbe risponderle, la stronza ha calcolato giusto.

La seconda domanda, quella del Taxi, è una domanda da Indaffarati e non può essere per me. Cosa posso saperne io di un Taxi, cosa me ne faccio. E' un mezzo da Indaffarati. Ecco che quindi chiude la nostra finestra di dialogo premendo X, mi dimentica e rivolge la domanda all'altra Indaffarata, che sicuramente saprà, perché è materia sua.

Mi fermo qua. Con tutte le stronzate che ho scritto un Indaffarato mi avrebbe già sputato in faccia. Dedico la chiusura alla percezione 'tessile' di un Indaffarato:

Il mio ex vicino di casa a Bologna, un impiegato in pensione, mi incontrava di sera quando parcheggiavo l'auto e mi diceva delle cose a seconda di come ero vestito.
Completo scuro: Eh a chi lo dici, dura oggi eh? Adesso una bella cena e poi a letto a riposare, vedrai che domani sei una molla ricaricata.
Giacca+camicia+jeans: Eh sai che quando ti vedo mi vien voglia di tornare a lavorare, anche se oggi non si lavora mica più tanto come prima, ma meglio così sai, meglio così.
Camicia+jeans: Oggi ho fatto una passeggiata nel parco che me la son goduta, ma anche a te ti vedo tranquillo, soccia ci vuole che uno si rilassi un po' nella vita, non fa mica bene alla salute tanto lavoro.
Maglietta+jeans: 'Scolta puoi venire un attimo giù in cantina con me? Ho da prendere delle bottiglie di vino, è da stamattina che devo andarci ma sai, anch'io oggi non ho voglia di fare un cazzo.

sabato, settembre 19   >

Certe mattine

Gli uomini del 118 in tuta rossa stanno sereni e seduti fuori al fresco, due giocano a carte, un altro dice cose in dialetto e capisco solo 'capsula criogenica', uno di fronte lo ascolta con il pollice nel naso e la faccia da meicoioni.
Giro l'angolo e faccio rotta verso il medico per una prescrizione. La saletta d'attesa è vuota, il doc ha la porta aperta e cazzeggia al computer. Ueué vieni pure..
Sono in un temporaneo universo parallelo dove sono tutti in salute o tutti già morti.

lunedì, settembre 14   >

Mike, il nonno e Scommettiamo

Mio nonno in tv guardava solo due cose: Mike Bongiorno e il Telegiornale, quello con il mappamondo grigio che girava. Il resto non contava. Era in qualche modo convinto che Mike scrivesse tutte le domande dei suoi Quiz conoscendone tutte le risposte. Un pozzo di scienza, un mostro dagli occhiali fondi la cui sapienza spaziava in ogni campo dello scibile umano. E poi quello è americano.

Accendeva la tv spingendo prima un interruttore su un cassetta piazzata in terra e poi un altro su di fianco allo schermo. Appariva un puntino bianco al centro che si dilatava lentamente. Le immagini in bianco e nero deformate ci mettevano un po’ per regolarizzarsi e aderire ai quattro lati smussati del vetro. Anche l’audio faceva un sibilo prima di essere chiaro. Telefunken.

Mike era là, dietro quel vetro. Il nonno arretrava quei tre metri e si sedeva soddisfatto sulla poltrona. Va ora in onda, la sigla iniziale, la valletta timidamente scosciata, l’ospite famoso, il pubblico incravattato, i campioni, i campionissimi, gli sfidanti. E poi quando diceva Allegria mio nonno subiva una trazione agli angoli della bocca, sorrideva a comando di Mike.
Se gli avesse gridato Qui la zampa! sono sicuro che sarebbe corso a poggiare la mano sul televisore, e al comando Attacca! Avrebbe sbranato in un lampo la nonna.

Nello studio, appesi al muro aveva due ritagli di giornale: Paolo VI e Mike Bongiorno, i suoi riferimenti per quanto riguardava certe cose oltre la vita e certe cose oltre il tubo catodico. Rischiatutto, Scommettiamo, Flash, Bis, Superflash, Telemike… 
Mio nonno era sempre là, seduto nella luce azzurrina, fedele e immobile a sentire domande e a contare tutti i milioni di Mike.
Nella fase finale, quella delle domande in cabina, la tensione saliva, allora lui si concedeva una Muratti, una sigaretta che era un fumogeno nauseabondo. Puntuale arrivava mia nonna ad aprire il balcone e gli passava davanti beccandosi un paio di vaffanculo quando le andava di lusso.

Da questo uno potrebbe pensare che il vecchio era un animale, no tutt’altro, era un tipo buono ed istruito che scriveva pure poesie. Era Mike che me lo assorbiva ed eccitava, che instaurava un rapporto ipnotico e morboso con certi anziani.

Ad un vicino del nonno, un postino in pensione, la moglie aveva chiesto dove erano le supposte, e glielo aveva chiesto proprio mentre Mike apriva le buste con le tre domandone.

I carabinieri, dallo studio dei corpi dissero che il vecchio postino doveva averla prima colpita con un calcio rotante letale e poi doveva esserle saltato sulla schiena mordendole la nuca e tentando una sodomizzazione postuma, era però morto soffocato dai capelli deglutiti.
Quella sera c’erano duecento milioni in palio, uno non è che vuole dare ragione al postino killer, ma ci sono duecento milioni e tu mi rompi il cazzo con le supposte?

Ok, torniamo nei ranghi. Uno sciagurato giorno della Befana mio nonno volle regalarmi il gioco da tavola di Scommettiamo, il nuovo Quiz di Mike Bongiorno. La foto che vedete qui sopra l’ho presa su eBay.
Scommettiamo forse è stato il Quiz più pippa di Mike, quello che ho guardato meno. Sulla scatola c’era la figura di Mike occhialuto nella posa da Allegria con dietro la ruota con la scritta Handicap. Che sembrava un gioco per disabili, con tutto l’ovvio rispetto per i disabili.

Mio nonno venne a portarmelo a piedi fino a casa, e non abitavamo tanto vicini. Lo scartocciai avido. La clessidra, le carte, il Totalizzatore, le bustine, i soldi con la faccia di Mike, una cagata senza fine. Giocaci, giocaci! E come cazzo ci gioco? Come si gioca?
E non se ne andava, voleva vedermi giocare. Mentre lui leggeva inutilmente le istruzioni feci frullare la ruotina, rotolavo la clessidra sopra il totalizzatore, misi la clessidra nelle bustine, contavo i soldi, ero disperato, leggevo le domande, gridavo Cavallinoo, Handicaap, Allegriaa.
Questa ultima cosa evidentemente lo convinse, pensò che mi stavo divertendo di brutto con il gioco di Mike e intuendo di essere ormai di troppo, volle lasciarmi solo con la mia gioia.
Se ne andò con una faccia soddisfatta dando una pacca sulla spalla di mio padre, come a dire Visto? Prova tu a trovare un giocattolo più bello di quello, strunz.

Nei mesi successivi provai a tirare fuori il gioco proponendolo a due compagni di scuola che venivano a fare i compiti a casa. Non si riusciva mai ad iniziare una partita né a capire una mazza. Una volta mentre leggevo le istruzioni uno dei due si tolse una bigbabol dalla bocca e la appiccicò sulla faccia di Mike, l’altro si prese buona parte dei soldi finti e se li infilò nelle tasche, con questi ci faccio almeno dieci figurine domani, disse. 
Due tamarri.

Scommettiamo fu portato in cantina e messo sotto la scatola della pista rotta, quella che l’elettricista non sapeva aggiustare. Poi dopo anni mio cugino ruppe la clessidra del suo Scarabeo e venne a prendersi quella di Mike profanando il riposo della scatola. Sono passato ieri e mi sono preso la clessidra da quella merda di Scommettiamo che hai giù, disse al telefono.

L’inutilità di quel gioco da tavolo non dipendeva dagli autori. Era che i Quiz di Mike non potevano staccarsi da lui e andarsene in giro per le case inscatolati. Non funzionavano. Non era come Il Grande Gioco di Silvan che tu aprivi e mettevi il fazzoletto nell’uovo cavo, tiravi la cordicella con i nodi magici e roba così. No. Le scatole di Mike erano una Sola (fregatura) perché dentro non c’era lui.

Anche il nonno, ne sono sicuro, mentre mi osservava ad aprirla aveva sperato di trovarci dentro un po’ di Mike Bongiorno, forse anche degli occhiali spessi al posto di quel fesso totalizzatore lo avrebbero emozionato di più e se li sarebbe provati mettendosi in posa come il suo beniamino.

Un abbraccio a tutti e due, il ‘tempo è scaduto’ per entrambi all’ottantacinquesimo.

..Gira gira e rigira il gioco del cuore, oggi tutto va bene e vincerai, ma sta' attenta però che qualcuno verrà a prender la rivincita con teee. Giochi tu, che gioco anch'io, non si sa, amore mio, Scommettiamo ma è solo un gioco, non soffrire per così poco. Scommettiamo che poi si vedrà, chi sarà che vincerà...

(Esiste qualcun altro che si ricorda ancora le parole della sigla o sono io che mi devo veramente operare al cervello con un aspirapolvere? Mah)
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(update 16/09):
Questo ritrovamento attenua il mio senso di solitudine, beccatevelo.


giovedì, settembre 10   >

Omero non conosceva me (Libro IV)

Giacchino fa rotta verso la campagna, dice che evitiamo il traffico e piglia una strada secondaria. Comincia a tremare tutto, una distesa di buche e crateri che non li ha visti manco la sonda Spirit.
Le palline del rosario appese allo specchietto suonano una bossa nova accompagnate dalle percussioni degli ammortizzatori. Nel caos sonoro gracchia lo stereo, dentro c'è un neomelodico che se ho capito si lamenta della fidanzata del suo amico che è troppo zoccola, il nano conosce il ritornello e ogni volta lo canta ma è tutto fortunatamente sepolto dal rumore di fondo. Ogni possibilità di dialogo è semplicemente impensabile. Mi sbattono i denti, mi tremano le guance, si otturano e sturano le orecchie.

Di botto la strada secondaria finisce. La musica liberata dal rumore si rivela in tutto il suo schifo, il pilota allunga la mano abbassa e indica fuori.
Ecco la macchina sta là in fondo, siamo arrivati, è aperta, le chiavi stanno sotto il parasole, la mettete in moto e mi seguite, vabbuon?

Scendo e vado ad aprire lo sportello di una scassatissima Panda blu, mi siedo e richiudo. Era parcheggiata al sole. Penso al povero Bruno di Nola che urla sul rogo. L'odore della tappezzeria è quello di un kebab che gira piantato nel cesso di un autogrill.

Il clacson. Giacchino impaziente da fuori mi fa il gesto della chiave girata. La prendo sotto il parasole metto in moto e tiro giù i vetri. Respiro e passo da 80 gradi secchi a 40 gradi umidi. Ingrano e seguo.
La marmitta deve essere alquanto sbrindellata, produco un rumore tipo motoscafo impennato su un mare di merda. Due mosse e ci rituffiamo in quella chiavica di via secondaria. Noto file di sacchetti di monnezza a bordo strada, hanno funzione di airbag se uno sbanda. E' gente avanti.

Corre come un pazzo, cerco di stargli dietro. E' il ballo della Taranta con boati dalla marmitta e nubi di polvere alzate dalla Regata, c'è una statuina della madonna nel porta-oggetti che balla la breakdance. Mi guardo nello specchietto sporco, ho la concentrazione di un pilota della Parigi-Dakar e sono sudato come il tizio del carro attrezzi di prima. Mi pare il momento giusto per chiedermi con una certa enfasi: ma che cazzo sta succedendo oggi?

Di botto ri-finisce la secondaria. Due mosse e imbocchiamo la discesa per l'antro dell'officina. Scendiamo dai rispettivi cessi a motore. Lui si stacca i pantaloni dal culo e con la stessa mano corre a stringere la mia.
Grazie tante Capo, io mo' scappo, mo' viene Renato e se la vede lui, grazie ancora!
Sparisce e torna da Biancaneve grassa con almeno 10 figli attaccati alle zizze.

Appare Renato magro e scuro, guarda la Panda e poi me.
Dunque statemi a sentire, la macchina sostitutiva sta a trenta chilometri da qua e io non vi posso proprio accompagnare, vi dico subito che il taxi lo aspettate parecchio e certe volte non viene proprio, io vi consiglio di prendervi il treno che sta qua dietro che è una sicurezza.

Mi asciugo la fronte. Scelgo subito il treno, devo uscire dal gorgo. Saluto e cammino per cinquecento metri su una strada senza marciapiede. Qua dietro il cazzo. Penso che non ho lasciato neanche un testamento biologico.

Sopravvivo. Ecco la stazioncina, è la famigerata Circumvesuviana. Faccio il biglietto. Il contrappasso dantesco mi sottopone adesso ad un tour attraverso una delle mie principali bestie nere, l'hinterland napoletano. I nazisti in questi casi avevano sempre una capsuletta con una pillolina di cianuro, io non ce l'ho e salgo.

Siedo di fianco alla porta e ad un indiano contraffatto che parla al telefonino con l'accento di Nino D'Angelo. Si parte.
Cicciano - Camposano - Saviano - Scisciano - S.Vitaliano - Marigliano - Brusciano - Pomigliano... una sequela di inferni col finale inevitabilmente in ano.
A Marigliano l'Indiano scende, il mezzo indugia a ripartire e a richiudere le porte. Sale un cane, non ha il collare, è un bastardone bello grosso col pelo trascurato. Guarda dalla mia parte, poi dall'altra, poi si gira e scende. Si riparte. Continuo ad incassare, ne faccio ricchezza interiore.
Destinazione stazione Garibaldi.
(fine Libro IV)

lunedì, agosto 31   > ,

Trifolated balls

La principale spinta per scatenare una terza guerra mondiale sarà l'urgenza di fornire finalmente nuovi contenuti per 'sti cazzi di History Channel e National Geographic.

giovedì, agosto 27   >

Inazione da caldo

Avrei da scrivere ma aspetto i temporali del weekend, vero figlio di Giuliacci che ci saranno dei temporali nel weekend? Tu l'hai detto e io ti credo.
Intanto potremmo tutti pensare a cose scientifiche tipo quando due persone al telefono improvvisamente si sovrappongono e poi c'è il silenzio, quel breve silenzio in cui ognuno dei due aspetta che l'altro dica qualcosa evitando accuratamente di parlare per evitare che si ripeta la sovrapposizione.
Ebbene quel silenzio dura sempre 2 o 2,5 secondi, passati i quali entrambi torneranno a parlare in sincrono sovrapponendosi perfettamente, poi di nuovo il silenzio e poi di nuovo la sovrapposizione. Sono maledetti loop in cui puoi rimanerci per ore, fino ad esaurimento batteria. Quelli col telefono fisso possono rimanerci per sempre.

domenica, agosto 16   >

Ma beata la gnoranza


Ma si, ma c'aveva ragione Don Buro.

martedì, agosto 11   > ,

Giornalisti e cuochi

TV locale, rubrichetta dei sapori del territorio. L'intervistatore subdolo, cattivo e con le O larghe al cuoco del ristorante dal vocabolario particolarmente leso:

I: allOra, cosa prepari dOpo le nOci?
C: ngi preparo le nocelle, pestate nel pesaturo, ecco qua..
I: aspetta dici bene, pesaturo nOn la capiscono tutti!
C: (indaffarato e sudaticcio) pesaturo, addove si schiaccia, accussì (lo afferra e lo usa);
I: (ingannevole) dOve si pesta, quindi cOme lo chiamiamO?
C: (disperato cerca di distrarre il bastardo) poi ngé il peperongino rosso..
I: (con occhio strabuzzato) aspetta, dicevamO dell'attrezzO dOve si pesta, quindi se si pesta si chiama?
C: (tocca vari coltelli, pensa se colpirlo alla gola o al fegato) vabbuò, dove si pesta, quindi si chiama? P-stone? (mette le mani sui fianchi arreso)
I: (tronfio) NO! Si chiama mortaio! MOR-TA-IO! Eh eh, vai avanti vai avanti..
C: eh eh, (figghie r puttan aropp t romb o cul) e quindi poi ngé il peperongino rosso che ci si lo può mettere che ci si ricorda la nostra terra che ci si fa anche bene a..
I: e il trito di nOci?
C: il trito di noci nge lo mettiamo dopo a tutto..
I: ah, quindi è SUCCESSIVO?
C: ... no, lo mettiamo dopo a tutto..
I: quindi: (occhio strabuzzato) è - SUCCESSIVO?

A questo punto tutti noi telespettatori sappiamo che il cuoco non conosce la parola 'successivo' oppure la associa ad un significato che lo depista completamente da ciò che sta accadendo là e soprattutto dal trito di noci. Però ancora pieno di rancore per la storia del mortaio decide che quella domanda è in qualche modo offensiva per il trito. Quindi dopo una pausa negli occhi spiritati del giornalista esplode in una convulsa risposta negativa.

C: (ad alta voce) noo, non è successivo p'niente! Che successivo! (poi devia inutilmente) L'alice che abbiamo parlato prime che ci si doveva pulizzare...
I: aspetta un momento!
C: ... (sdrammatizza) eh eh..
I: (si avvicina) tu hai detto che il trito di nOci va messo DOPO A TUTTO, cioé quandO stai per servire il piattO, è giustO?
C: (si aggiusta il cappello) è giust si!..
I: (sorride e guarda in camera) e allOra lo vedi che è SUCCESSIVO? E' successivo cari amici a casa, il tritO di nOci va messo al termine e QUINDI (guarda il cuoco) come dicevO, è SU-CCE-SSI-VO! Hai capitO adessO?
C: vabbuò, occhei è successiv. Anche se per me, però, non tant.
I: vai avanti..

martedì, luglio 28   > ,

Abusi alla pummarola

Qualcuno lanci una raccolta firme per fermare la riproduzione di Totò, dei De Filippo e qualche volta di Troisi, sui cartoni delle pizze d'asporto. Ieri a protezione della mia margherita c'era un Totò con fazzoletto rosso al collo che infilava tranci di pizza nelle bocche aperte di Eduardo e Peppino.

lunedì, luglio 20   >

Bustrofedicamente

Oggi al mio vocabolario è stata aggiunta la parola: Bustrofedicamente.
Ancora mi chiedo come abbia campato fino ad oggi senza.

sabato, luglio 18   >

Coronabelén

Dunque un paio che fanno fotografie li conosco, uno grasso ed effeminato che faceva l'agente di spettacolo mi pare di averlo in agenda, no, è solo grasso ed effeminato e non fa l'agente di spettacolo, ma vabbé mo' non spacchiamo il capello. Il costume a mutanda bianca ce l'ho. Il tatuaggio, uhmm, me lo faccio. Mi mancano un po' di soldi, un passaggio in carcere e una sfida con Di Pietro in tv. Dopo però vado là e me la scopo.
Ah dimenticavo: hanno rotto lievemente il cazzo.

venerdì, luglio 17   >

Consigli per la sana vita da spiaggia

Se avete quel po' di panzetta, quella giusta custodia per tartarughe, e non siete tipi che la nascondono quando vi fanno una foto o quando passa una bella figliuola, ebbene...
Compratevi questa seggiola! Questa seggiola consentirà alla vostra panzetta di essere sempre fuori in qualsiasi posizione, gambe stese, ginocchia al petto, braccia conserte con ingobbimento, tutto sarà vano. Free your belly.

giovedì, luglio 16   >

Guarda che luna

Beccatevi il documentario Moon Rising di Jose Escamilla

giovedì, luglio 9   >

Non credo

Lo spot radio realizzato dall'UAAR, se credete di non credere, fatelo girare. Se invece credete, ascoltatelo più volte, potreste iniziare a non credere, credetemi.

mercoledì, luglio 8   >

Omero non conosceva me (Libro III)

Il tipo grassottello che scende dal carro attrezzi sembra reduce da un tuffo in piscina. E' bagnato dalla testa ai piedi, è una creatura liquida, un effetto speciale in 3D fatto col sudore. Si passa subito una mano nei capelli e me la dona, io la afferro con una certa avidità, i due sudori si impastano come in quei patti di sangue di certe organizzazioni malavitose.
Mi fa due domande da copione e poi mentre con una mano risponde al telefonino con l'altra afferra un gancio, aggancia, scarrucola, tira, fuma. Ad un certo punto fa qualcosa alla ruota del suo mezzo e chinandosi ad angolo acuto libera alla luce del sole la famigerata riga del culo. E' come un mostro che affiora per un istante e poi riaffonda negli inferi dei suoi calzoni bollenti.

Mi fa gesti, saliamo sul suo mezzo rovente e rimorchiamo la mia auto fino a Nola, che diede i natali a Giordano Bruno. Nel tragitto glielo accenno per tentare una conversazione, lui mi dice che Giordano non gli piaceva troppo, che vicino a Careca e Maradona ci voleva tutt'altra cosa.

L'officina è in un antro, si scende a precipizio. Spingo contro il cruscotto per non rovinare contro il vetro, lui ha il volante affondato nella panza e continua a guidare afferrandosi anche vari organi interni. Recuperiamo l'orizzontalità. Ci accoglie un tizio magro e scuro, sbriga lui tutte le faccende di scarico e sistemazione dell'auto all'interno, Liquid Man se ne va parlando al telefonino e schizzando tutti.

La diagnosi è pesante, un danno previsto di circa 800 euro, Quann zomb l'iniettor so' cazz amar, specifica in tedesco uno dei tecnici. Da questo momento un paio di tizi si industriano per trovarmi l'auto sostitutiva. Dobbiamo aspettare un fax, no un sms, no una telefonata, bevetevi qualcosa, pigliatevi il caffé, fumatevi una sigaretta, leggetevi il giornale, sentitevi la musica, fatevi due passi fuori che vi chiamo io.

Esco. Appoggiato all'ombra di un fico tinta diesel incenerisco il primo quarto d'ora. Tutto sommato non sono ancora molto turbato dagli eventi, sto incassando la sequenza facendone ricchezza interiore.
Mi concentro su un un disegno fatto sul muro di fronte, è una specie di mandorla gigante con un omino che la tocca con uno strumento, forse un meccanico che la ripara, poi leggo la scritta lì al lato: La fessa scassata di Mariella.

Rifletto sul notevole messaggio dell'opera quando arriva una Fiat Regata con la marmitta rombante, scivola giù come un bob e inchioda sul grasso nero dell'officina. Scende un nano del circo lasciando il motore acceso. Corre dentro. Sento una discussione lontana, poi il nano torna fuori seguito dal capo dell'officina magro e scuro, vengono verso di me. E' il capo a parlarmi.
Dottò vi chiedo una cortesia, visto che state qua senza fare niente che comunque dovete aspettare, potete per favore accompagnare il signore a prendere una macchina da portare qua? Io c'ho tutti i ragazzi occupati e non li posso muovere.

Taccio quel paio di secondi per simulare un minimo di potere decisionale, poi, prevenendo ogni possibile risposta il nano mi apre la portiera. Prego accomodatevi. Mestamente salgo, fingendo un certo disappunto.
Il capo magro e scuro si allontana facendomi il gesto del telefono, mi avrebbe avvisato in caso di notizie.
La Regata si gira su sé stessa manovrata come una puledra dal furioso nano. Sul cruscotto sotto i miei occhi c'è un padrepìo-calamita con la barba e la solita faccia incazzata, la scritta sotto recita: dall'invidia mi guarda dio e dagli incidenti mi guarda padre pio. Penso che almeno siamo coperti. Lui ingrana la prima e parte a bomba, lascia il cambio e mi dà la mano, piacere Giacchino.
(fine Libro III)

venerdì, luglio 3  

Gli anni che passano

"Capisci che stai invecchiando dai colpi di rotella che dai al mouse per cercare il tuo anno di nascita nel menu a tendina."

Jed

martedì, giugno 30   >

Omero non conosceva me (Libro II)

Autostrada. Mi guardo intorno, là fuori oltre il vetro c'è tanto caldo e desolazione. C'è il Vesuvio, cazzo Quel Vesuvio. Penso che devo scendere e sparare un razzo in aria o tracciare un grande SOS sulla sabbia, e devo fare tutto ciò prima che il Vesuvio si accorga di me. Poi ricordo che c'è un numero verde, lo cerco tra le carte, lo trovo, lo chiamo. Dall'altra parte mi risponde Renato Zero che si finge un certo Claudio e mi chiede come può essermi utile. Gli segnalo posizione e targa, dice che arrivano subito a prendermi.
Chiudo. Bipbip. Sms con l'orario stimato d'arrivo dei soccorsi. Ganzo. Mi sento al centro di un'operazione che neanche i Navy Seals.

Passano i minuti. Che fa uno su una piazzola? Ricordo che passando vedo sempre gente che piscia nelle piazzole. Magari le auto che stanno sfrecciandomi di lato si aspettano che anch'io pisci, fanno infatti delle facce interdette, tristi, avverto la loro delusione.
Ok non ce l'ho ma posso sempre fingere per saziarli. Apro la portiera e scendo, vado a prendere posizione appoggiato al bagagliaio dietro.
Ci siamo. Li sento passare, mi volto un po' e vedo adesso solo facce serene e rassicurate, famiglie, coppie, anziani, bambini, pensano tutti che stia pisciando. Sono sereno anch'io nella mia perfetta simulazione, assumo varie posizioni, vado a memoria fra tutti i pisciatori da piazzola archiviati.
Non sono più lo sfigato chiuso in macchina che aspetta i soccorsi, che medita il suicidio, che magari è stato lasciato dalla fidanzata, che sta per abbandonare un cane, no. Sono quello felice e rassicurante che piscia in piazzola con una mano sul fianco.
Sento un motore che borbotta, è arrivato il carro attrezzi.
(fine Libro II)

domenica, giugno 21   > ,

Grande letto

"Per aspettare il Papi non ci vuole un letto grande, ma un grande letto!"
Mobilieri, materassai, vi regalo questo attualissimo copy.

venerdì, giugno 19   > ,

E con questa chiudiamo


Continua a peggiorare il rapporto degli americani con il proprio culo.
Ne avevo già parlato qui.

mercoledì, giugno 17   >

Omero non conosceva me (Libro I)

Campania, ultima frontiera. A 170 in autostrada in un tratto dove ai Tutor sono appesi i panni ad asciugare. Aria condizionata, radio deejay e una temperatura esterna che Gheddafi sotto la tenda beduina sarebbe un pollo al cartoccio con la parrucca. Sorpasso liscio, e poi dal profondo nulla ecco arrivare il campanellino. PLIN. Col campanellino arriva il messaggino sul displeino:
Anomalia al motore. Recarsi in officina.
Vedo passare sul parabrezza i titoli di coda verticali, regia, volkswagen, ringraziamenti e poi la classica The End che si ferma al centro.
Il motore è spento, sono praticamente Fred Flintstone a 160 in autostrada senza il buco per i piedi. Sorella Piazzola dove sei, appare, accosto, arresto.
E mo'? Silenzio.
Sempre sul displeino noto una scrittina piccolina ancora accesa, mi sporgo oltre il volante per leggerla, eccola:
E mo' so cazzi tuoi.
Il displeino si spegne per sempre.
(fine Libro I)

domenica, giugno 14   > ,

Avasini

Mimmo al cimitero si ferma a guardare una tomba di famiglia:
Avasini Leopoldo, Avasini Giovanni, Avasini Igino,.. proprio a'strage d'Avasini. Poracci.
(Bianco Rosso e Verdone, 1981, youtube)

Storia di una psicolabilità


Il mio giorno è cominciato in te
La mia notte mi verrà da te
Un sorriso ed io… sorriderò
Un tuo gesto ed io… piangerò

Il mio mondo è cominciato in te
Il mio mondo finirà con te
Se tu mi lascerai
In un momento io morirò

Se tu mi lascerai
In un momento così
Tutto per me
Finirà con te..


- Poi dice che la gente si suicida.

mercoledì, giugno 10   > ,

Scegli Motti

Non lasciare fare a chi non crede in te
Vedrai che farò vedrai che sarò
Intanto vota per me no non mi scorderò

Scegli chi crede che tu conti
Io scelgo Motti
Oh Yeah.

martedì, giugno 9   > ,

Tre alternative al no

- Ciao ma è una vita! Comestaiqualàsoprasotto.. senti ma sei impegnato politicamente? No perché io sono già impegnato con il voto però proprio oggi mi ha chiamato un caro amico vigile, vecchio fedele alla fiammona, questo si candida e ho pensato che tu magari gli potevi dare una mano per conto mio ma chiaramente solo se eri libe..
- Caga.

- Ué carissimo da quanto tempo, a proposito questo è il mio bigliettino casomai volessi aiutarmi, tutti con la grande armata della libertà, la senti la marcia? Tran tran tran tran, eh eh, tieni e fai girare.. Ah martedi sera parla la Carfagna, se ti va fammi uno squillo che si va insieme, dillo pure a quell'ami..
- Ardi vivo.

- Uh ma sei proprio tu? Come stanno i tuoi? Non per essere invadente ma per caso sai se posso chiamarli per consigliargli il voto? Alla fine mio marito è sceso in campo. Poi sai che chiaramente lui si metterebbe a disposizione, scherzi, i tuoi lo conoscono che era piccolo cos..
- Implodi.

sabato, giugno 6   > ,

VomiteRai

Questa cosa della Rai che gioca ad aggiungere simpaticamente il suo acronimo alle azioni per renderle al tempo futuro, fa una drammatica pena. Per il brillante team di creativi dietro questa scelta di comunicazione, proporrei sempre quel famoso trattamentuccio snellente.
Prima debbo però rapirli, appostandomi fuori dall'asilo.

giovedì, giugno 4   >

La legge di Hefner

Un uomo che se la passi con una compagna parecchio più giovane di lui vivrà parecchio più a lungo, e in buone condizioni rispetto ad altri uomini.
Una donna che vorrebbe pure lei passarsela in compagnia di uno più giovane di lei, è meglio che non lo faccia, camperebbe infatti meno così che a passarsela con un coetaneo. Che dire, questa scoperta scientifica non fa una piega, viva la Danimarca, chiudiamo l'argomento e che non se ne parli più.

sabato, maggio 30   > ,

Little rottura

Il bombardamento a cui ci sta sottoponendo Little Tony con il suo spot del cuore matto, con l'arrivo del caldo si fa insostenibile. E' comunque un'occasione per capire quanto un brand come Danacol decida di rischiare su un'operazione del genere.
Si perché una cosa è pubblicizzare attraverso un testimonial un rasoio o una marca di riso, altra cosa è pubblicizzare un prodotto che riguarda da vicino la salute cardiaca e nello specifico quella del testimonial. Ragionando infatti per assurdo, e ipotizzando che il buon Tony durante una delle prossime schitarrate si accasci sul suo ciuffo e lasci questo mondo andando a ricongiungersi con Elvis (non sia mai e gli auguro altri cento anni di concerti, e lo dico anche per Elvis) ebbene, quale sarebbe il danno commerciale per Danacol? Secondo me grosso. Farebbero un altro spot con un manager Danacol che appare e spiega che Little Tony ultimamente non lo prendeva più? Un bel casino. Quindi magari pensandoci, perché non cominciare a ritirare gradualmente questo amabile spot dalle intense rotazioni mediatiche? Ha già dato tanto.

lunedì, maggio 25   >

Ok, ecco come conobbi i Letizia

Macchianera ha lanciato 'anche tu cronista', in 160 caratteri la tua versione del caso Letizia. Ho partecipato, ma qui lascio la storia completa raccontata dal signor B.
Sorvolavamo il Vaticano quando l'elicottero in ascesa del Camerlengo ci prese da sotto e ci portò ad una quota eccessiva. Mengacci e Maurizio Seymandi per salvarmi mi spararono fuori con un cannone lancia-magliette del Milan. Nell'aria le intrecciai e forgiai un paracadute di emergenza che si gonfiò subito di tramontana.
L'esplosione di anti-materia fece il resto e mi proiettò fuori dal lazio scarmigliando i trecento trapiantati sul mio cranio, rimpiansi di non aver portato la bandana d'alta quota. Poi finalmente iniziò la discesa e manovrando alla meglio riuscii ad atterrare sul soffice tetto di una Skoda Fabia ferma davanti ad un bordello di Scampia.
La sfondai ma rimasi illeso. Scrissi un bigliettino di scuse e lasciai il mio numero di telefono dileguandomi nella notte.
Il giorno dopo mi chiamò Elio Letizia, fu così che lo conobbi, lo invitai ad Arcore con tutta la famiglia, fu una grande festa con nani e ballerine, Noemi danzò per noi sulle note di Apicella.

domenica, maggio 24   > , ,

Scansateve che casca

Repubblica ha sganciato questa mattina la sua bomba su Arcore. L'ordigno, del tipo Gi-No09 pare si sia interrato nel giardino delle pier-petunie. Gli ingegneri, da subito in azione, hanno dichiarato: il potenziale esplosivo è molto alto e incredibilmente distruttivo ma ci sono buone possibilità che l'oggetto possa rimanere inesploso.
Leggevo infatti su un bignami di geologia che il suolo italico è stranamente protettivo per questo genere di bombe. Ci saranno comunque coraggiosi tentativi di disinnesco - hanno aggiunto gli ingegneri - se la detonazione ritarda e ci consente l'intervento, proveremo ad avvicinarla con i robots Vespaz01 e MiMoon05 con supporto costante delle unità kamikaze Fe-De04 e XFe-L-tri. Che dire, speriamo bene.

venerdì, maggio 22   >

Deludere un edicolante

Vado dentro questo negozietto di giornali e dico al tizio se ha qualche rivista sul marketing. Evito i titoli in inglese e mi mantengo sulla macro categoria. Questo, un tipo sulla settantina seduto al contrario su una sedia da osteria, si illumina in viso, spegne la sigaretta, si alza e mi viene incontro.
Come no, come no, quella è la mia passione, venite qua che vi faccio vedere quante ne ho. Mi prende per un braccio e mi guida entusiasta verso un lato del locale. Ci fermiamo di fronte ad uno scaffale pullulante di copertine con tipi con il casco e belle donnine sdraiate su cofani di spider. Comincio a sospettare il misunderstanding.
Si mette gli occhiali e ne afferra una, la apre e me la mostra sfogliandola felice. A voi la Grande Punto vi piace? Questo è AP-Auto Professional, qua fanno tutte le prove, vedete. La Fiat fa bei motori mo', si sono ripigliati assai.

La posa, ne piglia un'altra. Questo è il mensile Auto, guardate qua la Ferrari F430 e che cazz è na bomba! Ride. Sfoglia. A voi vi piacciono le Lamborghini? Si lecca il dito. Sfoglia. 'Sti cazz e' giappones, guardat guardat, Toyota e 'merd. Scusat ma a me nun me piacen e' Toyota e mang e' giappones.
Si ferma a leggere un trafiletto sotto la foto, si dimentica di me per dieci secondi buoni. C'è pure un telefonino che squilla ma lui non lo sente. E' sordo. Ciò spiega perché ha capito Macchine invece di Marketing.
Intanto rifletto sulla mia incapacità di interrompere lo stato emozionale positivo che ho procurato a quest' uomo senza volerlo. Rifletto sulla pericolosa scena di me che compro d'impulso un mazzo di inutili riviste di automobili solo per non rompere quell'incantesimo casuale e per non deludere un uomo anziano che ha trovato il suo compagnuccio di merende. Rifletto pure sul fatto che ho la macchina in doppia fila e che sto perdendo un sacco di tempo ad ascoltare e guardare stronzate.

Lui si riprende, posa la rivista e mi guarda interrogativo. Ma mica vi piacciono pure i modellini di auto d'epoca? 'Na bella collezione? Si piega. E' uscita mo mo' la Bentley del 19..
Il pericolo aumenta, lo fermo. Lasciate stare. Allungo la mano e tiro su dal basso un Topolino. Lui mi guarda inorridito, come se avessi in mano una zoccola morta presa per la coda e non il settimanale della Disney. Ma le macchine? Non volevate..? No, per adesso prendo questo. Pago ed esco senza voltarmi, non sopporterei lo sdegno nei suoi occhi ed il dolore di una fratellanza morta ancor prima di cominciare.
Sono qua sul divano che leggo con molta soddisfazione Indiana Pipps e l'amaca del faraone.

lunedì, maggio 18   > ,

Risvegli

Fini: "Parlamento non faccia leggi seguendo precetti religiosi".
Fini: "Mussolini? Non era uno statista".
Fini: "Sull'omosessualità l'Italia è in ritardo".
Fini: "Non siano tolti diritti ai migranti".
Jed: "Ma trombare felici quanto farà bene al cervello?".

giovedì, maggio 14   >

Eliseo, un calvo protetto da dio

Eliseo era un profeta, uno molto amico di Elia. Erano diventati amici un giorno che Elia passava dalle parti di Eliseo e questi stava arando con dei buoi. Elia evidentemente dovette chiedergli qualcosa tipo: scusa, avrei un certo appetito, sai dove sta un ristorante da queste parti? Il gentilissimo Eliseo per tutta risposta ammazzò i buoi all'istante, li macellò e li cucinò sul fuoco che alimentò con la legna dei gioghi. Eliseo era uno un po' così, detto fatto. Non voglio immaginare la reazione se Elia gli avesse chiesto dove fosse un bordello.
Ad ogni modo la cosa che mi spinge a parlare di Eliseo, Sant'Eliseo per l'esattezza, è questo passaggio biblico dell'Antico Testamento, che potrebbe essere lo script per uno spot di Cesare Ragazzi:
Di lì Eliseo andò a Betel, mentre Egli camminava per strada, uscirono dalla città alcuni ragazzetti che si burlarono di lui dicendo:"Vieni su, pelato! Vieni su, calvo!" Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore. Allora uscirono dalla foresta due orse, che sbranarono quarantadue di quei fanciulli.

mercoledì, maggio 13   >

Storie di monnezza

Stamattina su Repubblica.it è apparso un articolo interessante, poi è subito tornato sulla pagina locale. Mi sembra una notizia non proprio marginale, visto il peso che la questione ha avuto in campagna elettorale. Qui invece c'è una storia positiva.

domenica, maggio 10   >

Segnali

Ieri guardavo un tale tutto intento a lavarsi la macchina. Calzoni corti abbastanza prematuri, canotta per l'occasione e gran tatuaggio di Ernesto Che Guevara su una spalla. Lavava una Polo con doppio tubo di scappamento e prevedibile impianto stereo iper potenziato. Tutti gi sportelli aperti, compreso il baule, lustrava gli interni. Uno si aspetta che da quei woofer eplodano i bassi di una top ten di pezzi techno con magnitudo 4. No. Per un raggio di almeno un chilomentro la pulitissima Polo irradiava la voce di Padre Livio, di Radio Maria, che tra le altre cose stava scandendo l'Iban della radio per ricevere il supporto economico dai suoi fedeli, aiutiamo la madonna ad aiutarci, diceva.

mercoledì, maggio 6   > ,

Alfabetizzazione

In generale posso dire di non essere per la pena di morte, ma farei volentieri un'eccezione per quelli della radio e della tv (e alcuni anche di internet) che dicono: E allora cliccate sul sito www... E allora cliccate il sito www... E allora cliccate nel sito www... E allora collegatevi sul sito www...
Per loro io avrei pensato ad una cosuccia del genere.

lunedì, maggio 4   >

I quattro occhi di Lucia

Da piccoli si sa che da soli non si esce. Ai miei tempi c'erano gli zingari che ti portavano sulla montagna, poi c'erano certe signore ciccione che cercavano i bambini per bollirli e farne saponette, poi c'erano i maniaci con gli occhiali da sole che guardavano dalle macchine ferme e poi c'erano quelli più cattivi di tutti, quelli che ti volevano dare le caramelle. Erano i più pericolosi, non avevano segni particolari e potevano celarsi dentro chiunque.
Quest'ultima tesi era così radicata che ero arrivato a diffidare di qualsiasi parente che voleva regalarmi caramelle nonché del gentile barbiere e della maestra. Anche il negoziante di caramelle non me la contava giusta in mezzo a tutte quelle caramelle, quel bastardo. A casa da solo, diffidavo delle stesse caramelle mentre le scartocciavo. Tutto questo per dire che il mondo esterno andava affrontato sotto la sorveglianza di qualcuno che ti portava a spasso tenendoti per mano.
Era dunque il tempo in cui esploravo la realtà di fuori standomene attaccato ad una serie di mani. Mani grosse e calde, mani forti e pelose, mani sudate, mani liscie e profumate, mani deboli e delicate, mani gelate, etc. Con l'altra mano libera di solito indicavo le cose che mi incuriosivano facendo domande dal basso. Uno degli interrogativi più frequenti riguardava l'immagine che vedete qui, il santino di Santa Lucia. Era appesa bella grossa su una parete nella bottega del fruttivendolo, una tappa obbligata giornaliera per il mio clan delle mani.
Zia chi è quella? E' santa Lucia, una martire. Che significa? Significa che l'hanno uccisa perché voleva bene a Gesù. E cos'ha nel piattino? Quello non è un piattino è uno specchietto.
Con una delle mie zie finiva così. La compativo parecchio, a quell'età, con quella mano gelata, non sapeva ancora distinguere uno specchietto da un piattino. Poi c'era mio zio con la sua mano pelosa:
Zio chi è quella? E' Santa Lucia e blabla.. E cosa ha nel piattino? Nel piattino ha gli occhi. Gli occhi di chi? Lui mi guardò e poi illuminato mi sparò la cazzata della vita. Gli occhi sono del piattino, è un piattino magico, un piattino che vede tutto. Fine. Riflettei sull'utilità di un piattino che vedeva tutto e poi non aveva neanche la bocca per dirti cosa aveva visto, mi sembravano tutti idioti, odiavo quel fruttivendolo per aver appeso tali sciocchezze. Ma dopo altre risposte cretine, monete a forma di occhio, occhi di riserva, ornamenti dipinti sul piattino, fu la mano grossa e calda di mio nonno a riattivare la mia attenzione e a segnare la riapertura del caso.
Nonno chi è quella? E' Santa Lucia e blabla.. E cosa ha nel piattino? Nel piattino ha i suoi occhi. E come mai? Perché glieli hanno strappati per torturarla.
La cosa mi lasciò di ghiaccio, dovetti attendere il giro successivo per chiedere ancora al nonno:
Quella ha i suoi occhi nel piattino perché glieli hanno strappati vero? Certo, per torturarla. E allora come mai ha altri due occhi ancora nella faccia se glieli hanno strappati e messi nel piattino? E da qui cademmo in una spirale che minò la mia già esigua religiosità. Quelli che ha in faccia sono occhi nuovissimi che Gesù le ha regalato per ringraziarla. A quel punto dovevo fare chiarezza in tutta quella storia di merda.
Nonno, Gesù glieli ha regalati dopo che glieli avevano strappati? Certo, per ringraziarla. E come ha fatto? Glieli ha infilati nei buchi vuoti della faccia? Si esatto oppure glieli ha fatti ricrescere, lui faceva i miracoli. E allora non poteva prendere quelli nel piattino e rimetterglieli a posto? Non lo so, glieli ha voluti dare nuovi, perché lui è buono. Nonno, e adesso lei che se ne fa di quelli nel piattino? Il nonno si era rotto il cazzo e sceglieva i pomodori in silenzio, era evidente che la cosa non rivestiva la stessa importanza per entrambi. Ma scusa nonno se Gesù è buono non poteva difenderla mentre glieli strappavano? No, lui voleva vedere se se li faceva strappare e poi dopo si è commosso e allora l'ha premiata. Ma lei però è morta quando glieli hanno strappati? Si è morta, è una martire. E allora lui le ha regalato gli occhi nuovissimi dopo che è morta? Si certo, dopo che è morta. I morti per me erano tizi con gli occhi chiusi. E che se ne fa nonno dopo che è morta? Non finimmo mai più quell'intervista.
In compenso capii che Gesù era uno di cui non ti potevi fidare troppo e che le immagini come quella appesa in ascensore con su scritto Gesù Proteggimi erano una grossa presa per il culo.
Ipotizzai anche altre soluzioni per conto mio, che quegli occhi nel piattino fossero in realtà di qualcun altro e che glieli avesse cavati proprio lei all'insaputa di tutti quanti, che la credevano tanto buona con quella faccia da santarellina, e che Gesù non la conosceva neppure.
I ragazzini di oggi hanno invece wikipedia, sanno subito che la tipa fu probabilmente decapitata e con gli occhi non aveva proprio nulla a che fare. E addio fruttivendolo, passeggiate, nonni e risposte deludenti.

domenica, maggio 3   >

Ma anche

Albina Perri, pregiata penna dell'ancor più pregiato Libero, scrive due pezzi sul divorzio in casa Berlusca. Uno prima e uno dopo la siringa di siero.

venerdì, maggio 1   > ,

Lo scempio degli orsi

Sui poveri orsi ne ho imparate tante, barbarie non immaginabili dalla mente horror più fervida. Gli orsi della luna e la loro bile. Gli orsi danzanti in India. Gli orsi polari e la drammatica scomparsa del ghiaccio sotto le loro zampe. Giardini zoologici abbandonati con orsi uccisi a bastonate. E poi oggi l'ultima: orsi bruni ammazzati per procurare la pelliccia necessaria per i cappelloni di quei coglionazzi della Royal Guard, quelli fermi impalati e muti presi in giro dai turisti. Ma come si fa a pensare che un orso debba morire per vestire dei fessi di questo calibro? Freno d'emergenza, io vorrei veramente scendere.
(wspa; prevention; peta;)

mercoledì, aprile 29   > ,

Hunt for Gollum

Questo potrebbe dirla lunga sul futuro scenario della produzione dei contenuti e sull'evoluzione dello show business.

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Ricostruire chiese solide

Benny ha fatto pure lui un bel bagnetto mediatico, che fa tanto bene alla pelle e pure all'immagine, ed è andato a distribuire carezze e abbracci nelle terre del terremoto. Forrei appracciarfi tutti uno at uno, è la frase che riecheggia su giornali e tiggì, sarà contento il ghost writer, anzi l'holy ghost writer, ha funzionato. Stasera in preda a zapping furioso ho anche intravisto Vespa con una tshirt inneggiante alla ricostruzione aquilana avvolta attorno al collo ed una studentessa che, intervistata in uno dei servizi sul campo, confessava che aveva rivalutato parecchio il Papa dopo la visita di oggi, che lo aveva pensato sempre più distante e distaccato ma che si era ricreduta del tutto guardandolo in quegli occhi profondi pieni di spiritualità. Ora tra le cose che avrebbero potuto redimerla questa mi va a scegliere proprio gli occhi, pazienza.
Cosa più interessante, Benny ha dovuto rinunciare all'elicottero, causa pioggia, e si è fatto il percorso in macchina, con Gianni Letta, Padre Georg, Bertolaso e un tetro monsignore. Un'allegra macchinata. Me li immagino a farsi questi 120 chilometri insieme sulla A24, a fermarsi in autogrill, andare al cesso, asciugarsi le mani con l'aria calda.
Poi al banco: Io prento una rustichella e una pirretta fretta, tu cosa prenti Cianni? e tu Cuido e tu Georg? Va bene la rustichella anche per noi. Molto pene pravi la rustichella non tratisce mai. Gliela scaldo santità? Si crazie. Ma cosa fai Cianni, posa qvei soldi. No la prego santità è il minimo. Per fafore poza zupito, ecco qva i fenti euro. Santità me scusi se m'intrometto ma sò venticinque euri. Si puon uomo azpetti, Georg tu hai cinque, anche di spiccio? Aò santità che fa salta la fila, guardi che c'ero io prima de lei. Matonna ha racione, mi scuzi. Eh vabbé te scuso, comunque pago una merit, i pocket coffee e i dieci preservartivi.
Con permezzo, io paco cinque rustichelle, una pirretta, un'acqua crante e un cratta e finci e mi scuzi mi scuzi ancora lei, non afefo fisto. Se figuri se figuri, sa com'è io de carattere nun me faccio passà davanti da nesuno, piuttosto glie pianto un paio de cazzotti, so' fatto così, me scaldo facile. Certo figliolo, però fedo che ha comprato tanti prezerfativi eh. A santità io ce dò dentro parecchio, me servono, però nun se preoccupi, già ce lo so che lei nun vole che se usano in Africa, ma stia tranquillo che io in Africa nun ce vado manco morto. La saluto eh, per caso sta' macchinona fuori è la vostra? Che me la sposta un momentino e me fa uscire? Si arrifo zupito, tieni Georg cratta tu qvesto, io fado a spostare la macchina.

martedì, aprile 28   > ,

Dio non è grande

'C'è un paradosso fondamentale nel cuore della religione. I tre grandi monoteismi insegnano agli uomini a considerarsi spregevoli, quali miserabili e colpevoli peccatori prostrati davanti a un dio irato e geloso, il quale, secondo racconti discrepanti, li avrebbe creati o dalla polvere e dal fango o da un grumo di sangue. Le varie posizioni della preghiera di solito imitano quella del servo impetrante di fronte a un monarca irritabile. Il messaggio è quello di sottomissione, gratitudine e timore perenni. La vita è di per sé una povera cosa: un intervallo in cui prepararsi per l'aldilà o per la venuta - o seconda venuta - del messia.
D'altro canto, quasi a mo' di compensazione, la religione insegna agli individui a essere estremamente egocentrici e presuntuosi. Li assicura che dio si prende cura di loro singolarmente e proclama che l'universo è stato creato con essi, specificamente, in mente. Questo spiega l'espressione altezzosa di chi pratica la religione in maniera ostentata: vi prego di scusare la mia modestia e la mia umiltà, ma si dà il caso che io sia impegnato in una commissione per conto di dio.'
[Dio non è grande - Come la religione avvelena ogni cosa
- Cristopher Hitchens ]

sabato, aprile 25   >

Thanks John

Stanotte ho sognato John Lennon. Nel sogno ero nel mio letto, dormivo, poi aprivo piano gli occhi e lo vedevo in piedi al capezzale, nella penombra, con i suoi capelli lunghi e gli occhialini. Ci siamo guardati immobili per una decina di secondi poi lui ha parlato sottovoce e mi ha detto in italiano con marcato accento inglese: Quando dormi non tenere i piedi uno sull'altro, tienili separati. Poi è sparito ed io ho continuato a dormire. Da sveglio, a piedi separati, ho ripensato alla cosa. La prima considerazione è stata che in questo famoso altro mondo non hanno veramente un cazzo da fare.

giovedì, aprile 23   >

Un bel cioccolatino

Qualche giorno fa ricevevo la visita pomeridiana di un amico accompagnato dalla figlioletta seienne. Comodi sul balcone si parlava del più e del meno quando improvvisamente il demone delle figure di merda si impadroniva del mio corpo, girava la mia testa verso la bambina e le diceva con tono invitantissimo attraverso le mie corde vocali: Allora, Mariella, lo vuoi un bel cioccolatino? Detto questo, il demone mi abbandonava.
La fanciulla mi fece un sorriso col quale comunicava che l'avevo letta nel pensiero, che lei il cioccolatino se lo stava già immaginando, il suo cervello stava già rievocando la memoria del gusto e del profumo di un 'bel' cioccolatino, le sue ghiandole salivari pavlovianamente si stavano attivando per impastarlo e scioglierlo nell'imminente masticazione. Per corroborare il concetto mi fece anche un gesto di assenso con il capino. La domanda dunque era stata fatta, la risposta era giunta affermativa, ora mancava una sola cosa: il cioccolatino.

C'è da dire che per formulare quella domanda avevo anche interrotto l'amico che parlava di una cosa abbastanza drammatica. Mi aveva scusato tacitamente per via della tenerezza del gesto, evidentemente anche lui già s'immaginava la figlia felice con il cioccolatino in bocca. Si è vero, questo qui mi interrompe mentre dico cose importanti e drammatiche, ma lo fa per offrire gentilmente un cioccolatino a mia figlia, perché magari ha la casa piena di cioccolatini e si sente in obbligo di distribuirli ai bambini invece di mangiarseli egoisticamente lui, anzi quasi quasi me lo mangio pure io un bel cioccolatino.
Fatto sta che io in casa non avevo e non ho cioccolatini. Anzi qua non si vedono cioccolatini da mesi e stagioni. La realtà di non possedere alcun cioccolatino mi era inoltre già chiara durante l'enunciazione della stessa domanda, per l'esattezza mentre dicevo un bel.

Rimasi quindi fermo. Pensavo se era il caso di fare la pietosa recita di andarli a cercare e tornare a mani vuote o decidere di confessare subito e vaffanculo. Pensavo che fingere di andarli a cercare avrebbe aumentato l'aspettativa rispetto alla cosa, le ghiandole le avrebbero prodotto più saliva, a suo padre sarebbe venuta voglia di chiedermene uno anche per lui ad alta voce mentre falsamente rovistavo nei cassetti. Ma sono un uomo cazzo, dovevo confessare.
Guardai prima da un'altra parte e poi, voltandomi di scatto verso la piccola, le dissi con un tono che nei film usano quando comunicano ai bambini che non rivedranno più uno dei genitori perché è volato in cielo. Mariella (pausa e sguardo negli occhi), mi sa che io cioccolatini non ne ho. Detto.
Il silenzio di prima continuava. Il padre mi guardava interrogativo con mezza bocca aperta. Non capiva cosa cazzo stessi combinando. La bimba aspettava qualcosa e mi guardava.
Pensai che stesse per dirmi di darle anche delle caramelle, che per lei andavano bene uguale. Pensai che io in casa non avevo neanche delle caramelle. Io in casa non ho un cazzo di niente per un bambino. Dovevo precederla. Mariella, io non ho neanche caramelle. E neanche dolcetti.
Lei smise di guardarmi, poi abbassò gli occhi ed emise un lentissimo: vabbene.
Intanto io pensavo che da qualche parte c'era un barattolo di nutella, che però non avevo pane né biscotti per spalmarla, pensavo di somministrargliela con un cucchiaio, tutta. Pensavo di darle del vino rosso, dei cipollotti sotto aceto, non so, ero in uno stato di puro panico, pensai anche di uccidermi, di saltare giù dal balcone e chiuderla lì.

In questo scenario squillarono in contemporanea il mio telefonino e quello di suo padre. Io risposi, roba di lavoro, meno male, potevo esibire una faccia ed un tono seri ed anche un po' preoccupati. Qua parlo di lavoro eh, cosa cazzo vuoi che sia un cioccolatino o una bimba disillusa, qua parlo di migliaia di euro brutti stronzi che state pure a distrarmi con queste sciocchezze. Suo padre era a sua volta al telefono, divertito, dall'altra parte ci doveva essere uno che gli raccontava cose piacevoli. La cosa ci lasciò navigare lontano dallo scomodo antefatto, verso i porti sicuri dell'oblìo.
Parlavamo al telefono, avevamo voltato pagina, ma la bimba ci guardava, lei non aveva un telefonino che la decontestualizzasse, lei non dimentica, come l'orca assassina. Lei crescerà e verrà a cercarmi, per ammazzarmi affogandomi con della cioccolata bollente in gola, sputandomi in un occhio mentre le chiederò pietà.
Chiudemmo le rispettive telefonate, lui disse subito che purtroppo dovevano andarsene di corsa, aveva ancora il sorriso e l'occhio lucido per i fatti ascoltati all'auricolare, li accompagnai, pigiarono il tasto dell'ascensore, ciao. Era finita.

lunedì, aprile 20   >

Basse frequenze

In macchina stamattina ascoltavo radiodue. Parte il notiziario e tra una cosa e l'altra vengo a sapere che Marco Baldini è il vincitore de La Fattoria. Pausa. Riprende il Ruggito del Coniglio e Marco Presta manifesta al microfono la mia stessa lecita perplessità: ma è normale che un notiziario Rai si premuri di informarci su chi sia il 'vincitore' di una stronzata di programma tv che per giunta va in onda su una rete avversaria? Chevvedevodì.

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Infanzie difficili

Le pubblicità di certi detersivi per pavimenti propongono con una certa ripetitività immagini di bambini che giocano sdraiati a terra nei cessi.
Cessi spaziosi con pavimenti bianchissimi e lucidissimi, dove i fanciulli strisciano e fanno andare le loro macchinine o fanno le loro costruzioncine. Dietro di loro, la tazza del cesso aperta e felice con il fedele bidè.
Allo spettatore non è dato sapere se qualcuno sia da poco andato a cagarci e ne sia appena uscito calpestando bambini e giocattoli, così come non è dato sapere che aria tiri lì dentro. Possiamo solo sospettarlo o temerlo.
Una volta passato lo spot non riesci più a concentrarti sul film, pensi a come mai quei poveri bambini se ne stiano a giocare tutto il tempo sul pavimento del cesso, come mai non abbiano un giardino, una cameretta o almeno un'altra stanza qualsiasi.

lunedì, aprile 13   >

Sofferenza subliminale a Pasquetta

Il Costo di raggiungere tra ingorghi e soste ai semafori un ristorante vista-mare lontano 50 chilometri da casa per mangiare 40 grammi di spaghetti con le vongole presentati in un piatto artisticamente guarnito, con tutt'intorno tavoli affollati da vecchiacci starnutenti e cuccioli d'uomo schiamazzanti, per poi rifarsi all'indietro i 50+20 chilometri sotto la pioggia per vie alternative onde evitare solo in parte la coda del rientro, è palesemente superiore al Beneficio ottenuto dall'operazione. Un divario talmente potente da lasciarsi alle spalle la parola Costo per evocare la più consona Supplizio. Ciò nonostante la razza umana persevera in certe azioni rituali e autolesive. O forse una ristretta selezione di quella meno evoluta razza. Evidentemente il clima della Pasqua impone un coefficiente di sofferenza che poi ognuno applica a sé stesso secondo un filtro personale, consapevolmente o inconsapevolmente. Quindi c'è Tafazzi, ci sono i Battenti di Verbicaro e ci sono, inconsapevolmente, io.

sabato, aprile 11   >

Dilemma del prosciutto

Dopo una passeggiata al sole a parlare di massimi sistemi e di topa siamo entrati in questo snack-bar. C'è un poster di padrepìo incazzato messo sopra ad un flipper. Prendo una limonata, il mio amico chiede un tramezzino al prosciutto. Il giovanotto dall'altra parte del banco sistema il tagliere e poggia il coltello sul pezzo di carne oleosa, indugia, poi alza gli occhi e dice con un'aria preoccupata: Vorrei ricordarle che oggi è venerdì santo.
L'eretico che mi accompagna fa un cenno di sorpresa, poi guarda me, poi riguarda il barman che è in attesa con la lama ferma. Io sorseggio il mio limone e temo il peggio. Cioé lei pensa che esista qualcuno che potrebbe prendersela a male per il mio tramezzino più del povero maiale che ci ha lasciato personalmente la pelle? Il tizio incassa e comincia a tagliare le fette con la faccia di quello che sfugge alle polemiche e che il cliente anche se stronzo ha sempre ragione. Gli prepara il tramezzino e glielo dà un po' schifato. Facciamo per uscire ma sempre l'amico, mettendosi una mano in tasca: e adesso se io la pago non la rendo forse complice di questa blasfemìa?

venerdì, aprile 3   >

Motosola

Motorola, quella dei telefonini a panino, quella dello Startàc, quella del Razr, quella dei microchip nei computer Apple. Ma anche quella delle centinaia di licenziamenti e della sospetta aria di chiusura respirata qua e là. I telefonini in fondo non erano male, ricordo di averne sempre avuto una buona percezione in quegli anni 90, almeno fino all'arrivo dei Nokia nella mia vita. Con il primo Nokia tra le mani capii che tutti gli altri erano delle pippe e li abbandonai senza pietà. Dei motorolini continuai a seguirne la storia, come un vecchio fidanzato, sbirciandoli tra le mani di amici e colleghi, con una punta di malinconia speravo di rivederli un giorno al top, trendy, cool, ma non è più accaduto. Poco fa l'epilogo dinanzi ai miei occhi, signore e signori il Motorola Evoke. Ma cosa cazzo evoke? L'ennesimo commovente clone del gioiello trendsetter di Cupertino. Una tristezza infinita. E me li immagino tristi pure loro, i manager e i dipendenti, sconfitti, con il capo chino dei copioni a scuola. La mancanza di personalità di un brand ostentata in questo modo è la sua pietra tombale, amen.

giovedì, aprile 2   >

Villaggio a Porta a Porta

Parlando del suo Fantozzi ha detto in scioltezza ad un Vespa celebrativo: Vede, Fantozzi potrebbe essere lei, da servo, da suddito.. Fantozzi è solo la paura del potere..

mercoledì, aprile 1   > ,

Creativi Cattivi

La rassegna della Comunicazione non piaciuta o non accettata. Creatives are bad. Mi sembra un'idea molto interessante, un vento buono che soffia da sud e che ha già raggiunto la Spagna. Sabato vado a dare un'occhiata nella bella Cava de' Tirreni.

lunedì, marzo 30   > ,

Oh no Lauren

Quelli di Micromorbido riescono finalmente a fare un commercial che gira bene sui social. La grande tribù Mac ne è divertita e provvede a smantellarlo con stile. Prevedo una lunga scia di cinica creatività, povero Ballmer.

sabato, marzo 28   >

Dati inceneriti

Il cattivo business degli inceneritori dalle parole di Patrizia Gentilini, oncologa.

venerdì, marzo 27   >

Win a Wii

Se uno ha un blog o un sito e fa questa marchettona come la sto facendo io qui, si può beccare in regalo una wii ed una wii fit. Ve lo dico ma voi non fatelo, diminuireste le mie probabilità di vincere. Per capire tutto andate qui.

venerdì, marzo 20   > ,

Cattivi pensieri

Per dare un senso alla storia dei preservativi che non piacciono a Ratzy and company, mi verrebbe da pensare certe cose che solo un cattivone può pensare. Ma siccome sono buono allora non le penso affatto, no. Non si può mica pensare cose del genere, cazzo. Ti pare che posso mettermi a pensare che l'infinità di bambini affamati sparsi per l'Africa rappresenta la campagna pubblicitaria ideale per il business Chiesa, per il suo ottopermille, per il suo predominio sull'affare delle missioni di carità, delle opere pie, degli aiuti, delle donazioni, delle adozioni a distanza, della fame e delle malattie cui prestare assistenza e cristiano conforto attraendo nelle proprie casse palate di quattrini da enti e privati. Cosa sarebbero l'Africa e tutti i terzi mondi senza tutti quei bimbetti affamati, malati di Aids, con le mosche negli occhi che ci guardano dai documentari, dalle locandine, dai cartelloni? Gli adulti non impietosirebbero certo quanto quei bambini. Ma farebbe anche tanto danno il calo demografico del perenne vivaio di disperati, disgraziati e moribondi, linfa vitale per gli uomini del Signore, sempre a zonzo per il mondo a edificare croci e presidii. E allora? Allora via quei preservativi e dateci sotto a scopare, e fatene tanti, tantissimi e ancora di più. Moltiplicatevi. E poi da quest'altra parte tutti a fare colletta per aiutarli, raccogliamo noi, schnell!
Però io dico, come si fa a pensare solo lontanamente certe cose... buonanotte.

martedì, marzo 17   >

Problem solving d'epoca

Ufficio postale, fila. La ragazza allo sportello è giovane e veloce ma le si bloccano computer e stampante. Si volta ed urla verso una zona buia dove suppongo sia in letargo un tecnico: Si è bloccato il sistema, non va né avanti né indietro, che devo fare?
Dietro di me c'è un un vecchietto bassino, di quelli col cappello e la pelle bruciata dal sole tutto l'anno, si sporge dalla fila e consiglia serio con voce rauca: Signurì, ngi dovete mettere un poco di grasso!

Un mondo piccolo

Guardavo quadri su ebay, gli davo di rotella di mouse in mezzo a stampe e croste cinesi spruzzate in serie. Quando tutto sembrava perduto finalmente trovo il pezzo che va bene. Click. Bestiale è proprio lui, i colori, le dimensioni, il soggetto. Faccio due calcoli tra prezzo e spese di spedizione, bipbip della calcolatrice, uhmm, indugio sul paypal button. Perché ha la spedizione così alta? Vabbé lo bookmarko, magari ci torno domani con calma. La freccia del topo si dirige inesorabile sulla X della tab, è un'azione che equivale ad una sepoltura in mare, lo sappiamo tutti e due, io e il topo, che domani tanto non ci torno. Nella frazione di secondo tra il pigia-pensato e il pigia-pigiato leggo il luogo di provenienza della merce. Il nome è familiare. E' la città dove abito! Che non è una città capoluogo di regione o di provincia, è una città che a parte qualche uccello prodigo di intestino non se la caga quasi nessuno. Stop al pigia. Leggo la via, passo su google maps satellite, vai col misuratore di distanze. Il negozio risulta dietro casa mia. In un vicolo qui a duecento metri. Mai visto prima. Domani ci vado a piedi, soldi rigorosamente di carta, e faccio quello che Internet è roba da pedofili.

venerdì, marzo 13   > ,

Napoli Bene

'Come se cambiando le questioni più minute, tutti insieme, avremmo potuto scuotere le virtù della politica, magari immettendoci finalmente nella scia virtuosa dell'Europa. Dal basso, agendo dal nostro piccolo locale, avremmo voluto cambiare il mondo, rimettendo al centro l'ambiente, in preda ad una voglia ritrovata di umanesimo.
La nostra giovinezza politica cullata nelle occupazioni universitarie e maturata nelle federazioni giovanili dei partiti politici, si era interrotta bruscamente quando, nel teleschermo, Falcone e Borsellino c'erano scoppiati in faccia. E da quella scatola, l'esplosivo non avrebbe mai più cessato di scuoterci, maltrattando i nostri occhi, come l'11 settembre, quando il fuoco delle due torri avvolse, per sempre, le nostre passioni globali, tramutandole d'un tratto, in un pozzo nero di paure. Ma il disincanto non aveva ancora del tutto colonizzato le nostre menti e credevamo che una qualche forma di riscatto potesse avvenire, continuando a operare nella cultura.
Molti di noi partirono e andarono irrimediabilmente all'estero, dove il talento non tardò ad aprire la strada del destino per entrare presto in un mercato del lavoro ansioso di accogliere la creatività.
Io e tanti altri restammo, pur tra le molteplici sollecitazioni ad abbandonare Napoli.
Il consiglio mi era stato esposto in più di un'occasione. La domanda fatidica suonava così:«Ma perché non te ne vai?». La risposta che non riuscivo mai a pronunciare era invece:«Ma perché non te ne vai tu?». La battuta sarebbe dovuta essere immediata, come il rilancio nel poker, ma l'azzardo era così forte da minare le mie stesse certezze.'
(Napoli Bene - Salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno - Lucio Iaccarino)