lunedì, aprile 13   >

Sofferenza subliminale a Pasquetta

Il Costo di raggiungere tra ingorghi e soste ai semafori un ristorante vista-mare lontano 50 chilometri da casa per mangiare 40 grammi di spaghetti con le vongole presentati in un piatto artisticamente guarnito, con tutt'intorno tavoli affollati da vecchiacci starnutenti e cuccioli d'uomo schiamazzanti, per poi rifarsi all'indietro i 50+20 chilometri sotto la pioggia per vie alternative onde evitare solo in parte la coda del rientro, è palesemente superiore al Beneficio ottenuto dall'operazione. Un divario talmente potente da lasciarsi alle spalle la parola Costo per evocare la più consona Supplizio. Ciò nonostante la razza umana persevera in certe azioni rituali e autolesive. O forse una ristretta selezione di quella meno evoluta razza. Evidentemente il clima della Pasqua impone un coefficiente di sofferenza che poi ognuno applica a sé stesso secondo un filtro personale, consapevolmente o inconsapevolmente. Quindi c'è Tafazzi, ci sono i Battenti di Verbicaro e ci sono, inconsapevolmente, io.