giovedì, aprile 23   >

Un bel cioccolatino

Qualche giorno fa ricevevo la visita pomeridiana di un amico accompagnato dalla figlioletta seienne. Comodi sul balcone si parlava del più e del meno quando improvvisamente il demone delle figure di merda si impadroniva del mio corpo, girava la mia testa verso la bambina e le diceva con tono invitantissimo attraverso le mie corde vocali: Allora, Mariella, lo vuoi un bel cioccolatino? Detto questo, il demone mi abbandonava.
La fanciulla mi fece un sorriso col quale comunicava che l'avevo letta nel pensiero, che lei il cioccolatino se lo stava già immaginando, il suo cervello stava già rievocando la memoria del gusto e del profumo di un 'bel' cioccolatino, le sue ghiandole salivari pavlovianamente si stavano attivando per impastarlo e scioglierlo nell'imminente masticazione. Per corroborare il concetto mi fece anche un gesto di assenso con il capino. La domanda dunque era stata fatta, la risposta era giunta affermativa, ora mancava una sola cosa: il cioccolatino.

C'è da dire che per formulare quella domanda avevo anche interrotto l'amico che parlava di una cosa abbastanza drammatica. Mi aveva scusato tacitamente per via della tenerezza del gesto, evidentemente anche lui già s'immaginava la figlia felice con il cioccolatino in bocca. Si è vero, questo qui mi interrompe mentre dico cose importanti e drammatiche, ma lo fa per offrire gentilmente un cioccolatino a mia figlia, perché magari ha la casa piena di cioccolatini e si sente in obbligo di distribuirli ai bambini invece di mangiarseli egoisticamente lui, anzi quasi quasi me lo mangio pure io un bel cioccolatino.
Fatto sta che io in casa non avevo e non ho cioccolatini. Anzi qua non si vedono cioccolatini da mesi e stagioni. La realtà di non possedere alcun cioccolatino mi era inoltre già chiara durante l'enunciazione della stessa domanda, per l'esattezza mentre dicevo un bel.

Rimasi quindi fermo. Pensavo se era il caso di fare la pietosa recita di andarli a cercare e tornare a mani vuote o decidere di confessare subito e vaffanculo. Pensavo che fingere di andarli a cercare avrebbe aumentato l'aspettativa rispetto alla cosa, le ghiandole le avrebbero prodotto più saliva, a suo padre sarebbe venuta voglia di chiedermene uno anche per lui ad alta voce mentre falsamente rovistavo nei cassetti. Ma sono un uomo cazzo, dovevo confessare.
Guardai prima da un'altra parte e poi, voltandomi di scatto verso la piccola, le dissi con un tono che nei film usano quando comunicano ai bambini che non rivedranno più uno dei genitori perché è volato in cielo. Mariella (pausa e sguardo negli occhi), mi sa che io cioccolatini non ne ho. Detto.
Il silenzio di prima continuava. Il padre mi guardava interrogativo con mezza bocca aperta. Non capiva cosa cazzo stessi combinando. La bimba aspettava qualcosa e mi guardava.
Pensai che stesse per dirmi di darle anche delle caramelle, che per lei andavano bene uguale. Pensai che io in casa non avevo neanche delle caramelle. Io in casa non ho un cazzo di niente per un bambino. Dovevo precederla. Mariella, io non ho neanche caramelle. E neanche dolcetti.
Lei smise di guardarmi, poi abbassò gli occhi ed emise un lentissimo: vabbene.
Intanto io pensavo che da qualche parte c'era un barattolo di nutella, che però non avevo pane né biscotti per spalmarla, pensavo di somministrargliela con un cucchiaio, tutta. Pensavo di darle del vino rosso, dei cipollotti sotto aceto, non so, ero in uno stato di puro panico, pensai anche di uccidermi, di saltare giù dal balcone e chiuderla lì.

In questo scenario squillarono in contemporanea il mio telefonino e quello di suo padre. Io risposi, roba di lavoro, meno male, potevo esibire una faccia ed un tono seri ed anche un po' preoccupati. Qua parlo di lavoro eh, cosa cazzo vuoi che sia un cioccolatino o una bimba disillusa, qua parlo di migliaia di euro brutti stronzi che state pure a distrarmi con queste sciocchezze. Suo padre era a sua volta al telefono, divertito, dall'altra parte ci doveva essere uno che gli raccontava cose piacevoli. La cosa ci lasciò navigare lontano dallo scomodo antefatto, verso i porti sicuri dell'oblìo.
Parlavamo al telefono, avevamo voltato pagina, ma la bimba ci guardava, lei non aveva un telefonino che la decontestualizzasse, lei non dimentica, come l'orca assassina. Lei crescerà e verrà a cercarmi, per ammazzarmi affogandomi con della cioccolata bollente in gola, sputandomi in un occhio mentre le chiederò pietà.
Chiudemmo le rispettive telefonate, lui disse subito che purtroppo dovevano andarsene di corsa, aveva ancora il sorriso e l'occhio lucido per i fatti ascoltati all'auricolare, li accompagnai, pigiarono il tasto dell'ascensore, ciao. Era finita.

2 commenti:

IL BLOG dell'ApTI ha detto...

Ti è andata di lusso, con mia figlia (8)non l'avresti passata liscia, che generazione terribile stiamo crescendo!

soulexplosion ha detto...

Questo "demone delle figure di merda" si impossessa di me troppo spesso. L'ultima volta sabato, quando ho detto a un'amica che il mio ex si aspettava la visita di una certa persona al funerale della zia e che c'è rimasto maluccio. La certa persona (ho realizzato subito dopo) è il cognato della mia amica...

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