martedì, giugno 30   >

Omero non conosceva me (Libro II)

Autostrada. Mi guardo intorno, là fuori oltre il vetro c'è tanto caldo e desolazione. C'è il Vesuvio, cazzo Quel Vesuvio. Penso che devo scendere e sparare un razzo in aria o tracciare un grande SOS sulla sabbia, e devo fare tutto ciò prima che il Vesuvio si accorga di me. Poi ricordo che c'è un numero verde, lo cerco tra le carte, lo trovo, lo chiamo. Dall'altra parte mi risponde Renato Zero che si finge un certo Claudio e mi chiede come può essermi utile. Gli segnalo posizione e targa, dice che arrivano subito a prendermi.
Chiudo. Bipbip. Sms con l'orario stimato d'arrivo dei soccorsi. Ganzo. Mi sento al centro di un'operazione che neanche i Navy Seals.

Passano i minuti. Che fa uno su una piazzola? Ricordo che passando vedo sempre gente che piscia nelle piazzole. Magari le auto che stanno sfrecciandomi di lato si aspettano che anch'io pisci, fanno infatti delle facce interdette, tristi, avverto la loro delusione.
Ok non ce l'ho ma posso sempre fingere per saziarli. Apro la portiera e scendo, vado a prendere posizione appoggiato al bagagliaio dietro.
Ci siamo. Li sento passare, mi volto un po' e vedo adesso solo facce serene e rassicurate, famiglie, coppie, anziani, bambini, pensano tutti che stia pisciando. Sono sereno anch'io nella mia perfetta simulazione, assumo varie posizioni, vado a memoria fra tutti i pisciatori da piazzola archiviati.
Non sono più lo sfigato chiuso in macchina che aspetta i soccorsi, che medita il suicidio, che magari è stato lasciato dalla fidanzata, che sta per abbandonare un cane, no. Sono quello felice e rassicurante che piscia in piazzola con una mano sul fianco.
Sento un motore che borbotta, è arrivato il carro attrezzi.
(fine Libro II)