martedì, luglio 17  

Mutevolezza della vulva

'Figa' e 'Mona' sono due sostantivi con lo stesso vaginale significato. Entrambi diffusi in regioni nordiche della nostra penisola. Fin qui tutt'ok se non fosse che 'Figo' e 'Figata' hanno un significato molto positivo e 'Mona' e 'Monata' hanno un significato offensivo e negativo. Chiedo a quel mona di Umberto Eco di scriverci un trattato, sai che figata.

Viaggio o meta

Di sera costretto a prendere il treno con i suoi incredibili ritardi, con tutti quei puntuali disagi per i quali gli altoparlanti chiedono sadicamente scusa ghignando, non posso non notare ogni volta viaggiatori consumati, accasciati gli uni sugli altri, accatastati come vacche morte in vagoni frigo senza il frigo. Tra quei disagi c'è infatti sempre l'aria condizionata che non va o che si è improvvisamente rotta.

Dal nulla sale un ragazzetto felice con scritto sulla maglietta: 'Il bello non stà nella meta ma nel viaggio'.
Gli stanchi sguardi bovini osservano a turno quel motto toracico. Poi s'appisolano o forse muoiono, mandando nel mondo lente gocce di 'mavaffanculo' distillate da ascelle disincantate.

giovedì, luglio 12   >

Sociolfattivo

Certi luoghi, certi angoli puzzano. Ma a puzzare non è la povertà ma la disperazione. La povertà ha i suoi odori, la disperazione puzza. 

lunedì, luglio 2   >

Bambini sulla riva e padri alla deriva

Sonnecchio sulla sdraio. Mi guardo i piedi poggiati sulla sabbia, ben cotti da questo Caronte del primo luglio. A soli 5 mesi dalla fine del mondo e per nulla preoccupato, sono ancora incuriosito dalla varia umanità. Laggiù sulla riva del mare  distinguo due figure in piedi, sono umani. Un bambino di qualche centimetro saltella e stride come un delfino, agita le zampine e schizza l'acqua verso il delfino padre, ritto e severo dinanzi a lui.
Raggiunto dalle goccioline, il padre articola suoni minacciosi e mena il dito nell'aria dicendo cose tipo 'nosmettilatihodettodinopiantalanonsifa!'. Il nanetto si ferma, lo guarda e calciando l'acqua lo rischizza fregandosene. Il padre, attore sul palcoscenico dinanzi a noi, platea sulle sdraio, si piega lo agguanta lo volta lo sculaccia lo rivolta e lo ripianta sulla sabbia dinanzi a sé. Pausa. Il bimbo fa per piangere poi si ferma e accompagnandosi con un ampio gesto del braccio urla un acutissimo: mavaffanculoooo. Il padre fa finta di nulla, si cala gli occhiali sul naso, si gira e se ne va.