sabato, agosto 23   > , , ,

Intervista al grande sceneggiatore Luciano Vincenzoni

Qualche sera fa per caso scopro grazie a Raidue questa intervista di rara bellezza al grande sceneggiatore Luciano Vincenzoni (scomparso nel 2013), di Virginia Zullo. Se amate il cinema, la fantasia e la libertà delle idee vi consiglio vivamente di vederla tutta. Ci sono passaggi mirabili sui meccanismi dell'immaginazione, sugli eventi che cambiano la vita e su un certo grande cinema italiano. Buona visione, finché sarà on-line, e complimenti a chi l'ha realizzata.


giovedì, agosto 14   > , ,

Se la vigilia di Natale si cambiasse di posto con questa vigilia di Ferragosto

La stella cometa andrebbe avanti e indietro nel cielo e sarebbe un elicottero della forestale che spegne incendi.
I magi sarebbero migliaia, senza cammello, e porterebbero bracciali, occhiali colorati a specchio e collanine.
I pastori sarebbero in agitazione con il governo Renzi.
Benino, il pastorello dormiente, starebbe su un lettino e pagherebbe minimo 25 euro + 5 con ombrellone.
Il bue e l'asinello sarebbero eliminati e sostituiti da un climatizzatore a palla.
L'angelo con la scritta Gloria sarebbe attaccato ad un motoscafo con un paracadute dietro.
Maria e Giuseppe sarebbero fermi nel traffico con lei che gli mette di continuo Radio Maria e lui che cambia incazzato su Virgin.
E tanti, tantissimi poveri cristi sarebbero accolti dalla Guardia Costiera a Lampedusa e a Brindisi, stremati e senza l'ombra di un miracolo.

lunedì, agosto 11   > , , ,

Lettera aperta ad una zanzara tigre

Sei entrata nella mia vita solo due sere fa e mi hai già portato via due taniche di sangue, a giudicare dal numero dei punti di prelievo che ho contato sulla mia carcassa. Sei intelligente, ti nascondi sotto i mobili e se esci nella luce, voli alta e veloce ad una quota di sicurezza per poi sparire di nuovo, tipo stealth. Ti ammiro, stronza. Hai silenziato del tutto il ronzio, dopo millenni sei tra le prime ad aver capito che quello era il motivo per cui ci svegliavamo e vi stampavamo contro le pareti.

Mi hai studiato, sai che macchina ho e come mi sposto. Hai capito in quanto tempo mi addormento, hai capito che non devi volare dinanzi alla lampada per non creare ombra, hai fatto sopralluoghi e hai calcolato che tra tutte le stanze la mia sarebbe stata la più succulenta, senza lenzuola, con più nascondigli e senza troppe barriere tra te ed il tuo lavoro solitario. Ti ammiro, vigliacca.

Sei più intelligente dei miei cani e dei miei gatti e di certi miei parenti. Sospetto che tu sia la stessa che ho visto uscire dalla mia auto solo il giorno prima, adesso so che lo hai fatto solo per seguirmi nel portone e nell'ascensore o, peggio, per osservarmi dall'esterno della finestra. Sapevi anche che al suono del citofono avrei aperto per un attimo la zanzariera per controllare gli arrivi. Magari hai citofonato proprio tu, cercando il mio nome, non mi stupisco, ammiro la tua tecnica di caccia e il tuo sottile pensiero gelido, bastarda.

Ora io sono in ufficio e tu sei là, nella mia casa, immobile ad aspettarmi, come il coccodrillo che aspetta lo gnu. Sai che tornerò stanco e che dovrò dormire, e sai che quando mi addormenterò tu ti alzerai in volo nel pieno delle tue forze. Già sorridi pensando a quelle piastrine che accenderò per difendermi, perché tu sai che funzionano solo per le povere sciocche e piccole ronzanti, per te quei fumi sono solo inebrianti, eccitanti e ti predispongono meglio ad affondare l'ago nelle carni della tua vittima. Se gli Dei mi daranno la forza di non dormire e di approfittare del tuo primo errore, della tua prima disattenzione, sappi che ti colpirò e sarò il tuo Sandokan, oh tigre di merda.

L'estate nelle orecchie

E poi sai che è veramente estate quando parlando al telefono ti suda talmente l'orecchio che ti sembra di avere un polpo appeso su un fianco della testa, e poi allontani il telefono, e poi osservi il display fradicio con le gocce che deformano le icone delle apps mentre senti la voce dell'interlocutore ignaro che gorgoglia tra le acque. E poi te lo passi sul jeans o sulla tshirt per asciugarlo mentre gli altri ti guardano schifati, e poi ricominci a parlare come nulla fosse.


domenica, agosto 10   > , , ,

Pietà per Giletti e meno per le scorciatoie

Senza Youtube, uno normale non saprebbe mai che succedono queste cose deliziose in televisione. C'è una cantante ignota che prova pietà per alcune tipe facili ma che poi si corregge sulla natura del suo sentimento; c'è uno scialbissimo Giletti che nuota e a tratti quasi annega nel suo perbenismo multidirezionale; c'è un infervorato Sgarbi che parla di scorciatoie e urla 'libertà' come Mel Gibson in Brave Heart. Un teatrino raiuniano imperdibile, dove è chiarissimo dall'inizio che la ragione stia solidamente dalla parte di Sgarbi e che si stia montando una causa indifendibile. C'è una telefonata di un'altra scialbissima conduttrice e poi alla fine c'è un'unica vera pietà residua, quella per Giletti e per la televisione italiana.


martedì, agosto 5   > ,

Quelli che vanno molto piano in macchina

Quelli che vanno molto piano in macchina, quando uno se li trova davanti la prima volta, potrebbe pensare che siano persone prudenti e calme, che si preoccupano per se stesse e per il prossimo, che vogliono inquinare poco, che amano la natura e non vogliono rischiare di tirar sotto qualche gatto, che vogliono godersi il paesaggio, che stanno trasportando bambini o altri cuccioli e non vogliono sballottarli, che non vogliono prendere buche per salvaguardare le ammortizzazioni, che stanno riflettendo su problemi esistenziali o sugli estremi dolori della vita e si tengono al margine, lasciando fluire il traffico alla loro sinistra.

Poi però, dopo averne incontrato più d'uno allora capisci che quelli che vanno molto piano in macchina:

sono uomini o donne inabili alla guida di qualsiasi veicolo, che tremano con lo sterzo in mano guardando tutti e tre gli specchietti freneticamente con occhi che frullano nelle orbite. Tu sei a un centimetro dalla loro targe e maledici tutte le scuole-guida e tutte le patenti indebitamente consegnate, in questo paese surreale dove tutti hanno il diritto di essere automobilisti.

Sono teste di cazzo in perenne debito con l'esistenza, casi umani che stanno al centro della strada e che, se si accorgono che vuoi sorpassarli ti stringono a sinistra, perché devi stare zitto e dietro, perché la velocità di marcia è stata decisa e tu devi soffrire con loro, devi subire il loro senso di inidoneità al cosmo.

Sono persone che non hanno una minchia da fare nella vita, e probabilmente non ce l'hanno mai avuta e mai l'avranno, sono esseri che guardano solo avanti, esseri per cui il passato non esiste, che non si guardano mai indietro, anche perché se si guardassero indietro troverebbero te con una scure e lo sguardo di Nicholson in Shining.

Sono facebookers, twittatori, scrittori di SMS o cambiatori di CD nonché eterni impostatori di navigatore satellitare che non hanno mai capito come funziona. Sono esseri prossimi ad impatti violenti a voli carpiati fuori da quel parabrezza che non vedono l'ora di sfondare, per essere multimediali e smart fino all'ultimo respiro, al ralenti, beati in mezzo ad una pioggia di frammenti di cristalli.

Sono anziani morenti, carcasse aggrappate allo sterzo che infestano strade provinciali, statali e spesso autostrade. Guidano mentre sgranano un rosario o mentre ascoltano Radio Maria. Non vedono oltre il bollino dell'assicurazione. Alcuni vorrebbero anche cambiare marcia, mettere la terza, ma il polpaccio in decomposizione gli impedisce di premere sulla frizione. Spesso muoiono dopo aver messo la freccia ed essere spariti dalla tua visuale alla prima svolta.

Buone vacanze anche a voi, cari amici che andate sempre piano, vi auguro di andar sempre sani e lontani (da me).