La musica di Forrest Gump per i biscotti Pan di Stelle? No.
domenica, novembre 22 > adv
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mercoledì, novembre 18 > cinema
2012: prima riflessione
- uno stock di pc portatili VAIO (e neanche un Mac);
- i libri da bancarella nello zaino di un geologo che legge e non scopa;
- due ragazzini gemelli, brutti, grassi, cretini e con i capelli alla Giletti, sopravvissuti giustamente a milioni di altri belli e intelligenti;
- un cagnolino più culo che anima;
- il geologo rompicoglioni di prima che in 30 minuti è diventato il capo dell'universo;
- la figlia nera e bona di un Obama vecchio e morto (che probabilmente sarà trombata sempre dal geologo)
- tre Arche giganti Made in China, che una volta finito il carburante te le guardi;
- un manipolo di capi di stato, di stati che non ci sono più;
- un elefante, una giraffa e un gorilla incazzato;
Che dire, il 22 dicembre 2012 mattina, non svegliatemi.
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Jed
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domenica, novembre 15 > cose di oggi
Riflettendoci
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sabato, ottobre 17 > cronache sciatte
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venerdì, ottobre 9 > compiti
Compito: Il Martello Frangivetri
Il martello frangivetri è rosso. Il martello frangivetri si puó dire pure marteau brise vitres o nothammer, anche se su questo treno secondo me dicono tutti solo martello o al limite martello per scassare il vetro.Vicino al martello non c'è scritto a che serve o perché sta là, c'è scritto solo martello frangivetri. Allora io penso che con la brutta faccia che tengono certi qua dentro chiunque di loro se si arrabbia se lo può prendere e si puó mettere a frangere altre cose per allenarsi un poco prima di frangere pure i vetri.
Poi io penso pure che con la sporcizia che sta nei treni e con le iasteme che si sentono perché fanno sempre tardi e non trovano nemmeno i posti per potersi assettare allora non ci vuole niente che uno esce pazzo e si piglia il martello frangivetri e frange la capa al controllore e dopo pure qualche vetro.
Il martello frangivetri sta pure lui sotto un vetro, così secondo me ci vuole un altro martello frangivetri per prenderlo, ma in giro non lo vedo.
Mio padre che viaggia assai, dice che se tu vuoi frangere i vetri sul bus o sull'aereo allora non li puoi frangere perché là non ci sta e te lo devi portare da casa tua.
Questo è quello che posso dirvi per adesso sul martello frangivetri.
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Jed
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Rosse rosse per te
Perché magari c'è ancora qualcuno che trova romantico il testo: rose rosse per tee ho comprato stasera (NB: stasera) e il tuo cuore lo saa cosa voglio da tee.Vorrei dire a mia zia: zia ma ti fa commuovere così tanto uno che vuole pucciare il biscotto in cambio di due fiori?
(la tipa destinataria dei fiori pare infatti abbia risposto così a Massimo)
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lunedì, settembre 21 > canne, cronache sciatte
Degli Indaffarati e di come sembrare tali
Oggi osservavo un Non-Indaffarato che cercava di mimetizzarsi in un ambiente di Indaffarati. Non se la cavava male, spulciata di telefonino, velocizzazione improvvisa dell'andatura, stop alla vetrina, faccia quasi giusta.Un principiante come quello peró lo riconosci quando improvvisamente cede e rovina tutto sedendosi su uno scalino o su una panchina a guardare i culi che passano e a ruotare il portachiavi. Gli Indaffarati se ne accorgono subito, da quel momento per loro sarà trasparente, eliminato, puro gas disperso nell'aria. Le Indaffarate poi, perderanno ogni possibile interesse per lui.
Pensavo a quante volte anch'io mi sono finto Indaffarato tra gli Indaffarati. Si perché oggi a rivelarti Non-Indaffarato camminando da solo in mezzo a gente Indaffarata, rischi. Non c'è mai da fidarsi di quelli Non-Indaffarati, potrebbero essere i peggio delinquenti. Quindi è meglio non passare guai gratuiti, meglio travestirsi sempre da Indaffarato:
Bisogna camminare come loro, cercare un'espressione non serena, perché o sei Indaffarato o sei sereno. Il vero Indaffarato non ha tempo per la serenità, quella forse dopo, però poca.
Il consiglio è di provare delle facce a casa, prima di uscire, davanti allo specchio.
Funzionano ad esempio parecchio le facce tipo quella del ministro Alfano (link), o tipo quella di Montezemolo (link), volendo dare voce a quest'ultima foto, Prodi: ma avevi promesso che si andava in osteria, e l'altro: ma che osteria, con l'indaffarato che sono oggi per favore valà.
Per sembrare Indaffarati è buona regola non sedersi mai, ma se proprio uno è stanco e senza manco il telefonino allora bisogna fare la faccia di Moratti, e se la sbagli sei fottuto (link).
Ci sono comunque dei Non-Indaffarati che, anche volendo, non riuscirebbero mai a sembrare Indaffarati. Avevo dei colleghi che malgrado le tonnellate di lavoro fatto e da fare, avevano sempre la faccia del peggiore Non-Indaffarato (link).
Questo in un'azienda è gravissimo, allontana ogni promozione o premio. Di solito costoro vengono fottuti da abili Non-Indaffarati Delegatori che si fingono serissimi Indaffarati (link). Non c'è da scherzare. Volendo fingere, è necessario che il costume dell'Indaffarato venga indossato con la massima attenzione ai dettagli.
Mai dimenticare che nel cervello del vero Indaffarato c'è quella email da scrivere, c'è un coglione da cazziare, la cazziata di un coglione, la vacanza da prenotare, il tour operator da denunciare, il regalo da comprare, il collega da inculare, il figliolame da ritirare o consegnare, la spesa da fare e via così. A questi pensieri non può corrispondere una faccia qualsiasi e spesso neanche un look qualsiasi.
I veri Indaffarati generalmente si vestono da Indaffarati e sono riconoscibili anche da fermi.
Una volta aspettavo il bus e me ne stavo in piedi di fianco ad una sconosciuta signora Indaffarata. Questa aveva appena parlato col marito al telefono che lei era in ritardo che il sindaco che i mezzi pubblici che la vergogna che la festa che la palestra che il ciabattino che il figlio che nessuno la aiuta che che cazzo.
(L'indaffarato verace poi, come altre poche categorie di esseri, al telefonino non bada mai al volume della sua voce).
D'improvviso spuntò un'altra Indaffarata dal passo indaffaratissimo, si fermò di fronte a noi e passandoci velocemente sotto lo scanner chiese scegliendo prima me: scusi non è già passato il 14 vero? Risposi di no.
Poi rivolgendo lo sguardo all'altra Indaffarata chiese: Scusi, ma volendo prendere un Taxi dove lo trovo?
Detta così passa inosservata, ma premiamo Stop, riavvolgiamo e rivediamola al Moviolone:
L'Indaffaratissima si avvicina e vede davanti a sé un uomo e una donna. Attivando la Indaf-Vista capisce subito che l'uomo (io) data la postura e il look è uno che non ha un cazzo da fare e non c'entra nulla con l'altra che invece è gravemente Indaffarata quasi quanto lei. Così si avvicina, mi sceglie e mi chiede se è passato il 14.
Il 14 è un Bus che fa sempre ritardo, un vero Indaffarato non lo aspetterebbe mai, troverebbe subito delle alternative. Io invece sono quello che se il 14 passasse in orario non ci salirei e aspetterei un altro giro. Quindi la sua scelta di destinare la prima domanda da Non-Indaffarati al Non-Indaffarato si rivela esatta. Chi meglio di me potrebbe risponderle, la stronza ha calcolato giusto.
La seconda domanda, quella del Taxi, è una domanda da Indaffarati e non può essere per me. Cosa posso saperne io di un Taxi, cosa me ne faccio. E' un mezzo da Indaffarati. Ecco che quindi chiude la nostra finestra di dialogo premendo X, mi dimentica e rivolge la domanda all'altra Indaffarata, che sicuramente saprà, perché è materia sua.
Mi fermo qua. Con tutte le stronzate che ho scritto un Indaffarato mi avrebbe già sputato in faccia. Dedico la chiusura alla percezione 'tessile' di un Indaffarato:
Il mio ex vicino di casa a Bologna, un impiegato in pensione, mi incontrava di sera quando parcheggiavo l'auto e mi diceva delle cose a seconda di come ero vestito.
Completo scuro: Eh a chi lo dici, dura oggi eh? Adesso una bella cena e poi a letto a riposare, vedrai che domani sei una molla ricaricata.
Giacca+camicia+jeans: Eh sai che quando ti vedo mi vien voglia di tornare a lavorare, anche se oggi non si lavora mica più tanto come prima, ma meglio così sai, meglio così.
Camicia+jeans: Oggi ho fatto una passeggiata nel parco che me la son goduta, ma anche a te ti vedo tranquillo, soccia ci vuole che uno si rilassi un po' nella vita, non fa mica bene alla salute tanto lavoro.
Maglietta+jeans: 'Scolta puoi venire un attimo giù in cantina con me? Ho da prendere delle bottiglie di vino, è da stamattina che devo andarci ma sai, anch'io oggi non ho voglia di fare un cazzo.
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Jed
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sabato, settembre 19 > canne
Certe mattine
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Jed
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lunedì, settembre 14 > cronache sciatte
Mike, il nonno e Scommettiamo
Mio nonno in tv guardava solo due cose: Mike Bongiorno e il Telegiornale, quello con il mappamondo grigio che girava. Il resto non contava. Era in qualche modo convinto che Mike scrivesse tutte le domande dei suoi Quiz conoscendone tutte le risposte. Un pozzo di scienza, un mostro dagli occhiali fondi la cui sapienza spaziava in ogni campo dello scibile umano. E poi quello è americano.Accendeva la tv spingendo prima un interruttore su un cassetta piazzata in terra e poi un altro su di fianco allo schermo. Appariva un puntino bianco al centro che si dilatava lentamente. Le immagini in bianco e nero deformate ci mettevano un po’ per regolarizzarsi e aderire ai quattro lati smussati del vetro. Anche l’audio faceva un sibilo prima di essere chiaro. Telefunken.
Mike era là, dietro quel vetro. Il nonno arretrava quei tre metri e si sedeva soddisfatto sulla poltrona. Va ora in onda, la sigla iniziale, la valletta timidamente scosciata, l’ospite famoso, il pubblico incravattato, i campioni, i campionissimi, gli sfidanti. E poi quando diceva Allegria mio nonno subiva una trazione agli angoli della bocca, sorrideva a comando di Mike.
Se gli avesse gridato Qui la zampa! sono sicuro che sarebbe corso a poggiare la mano sul televisore, e al comando Attacca! Avrebbe sbranato in un lampo la nonna.
Nello studio, appesi al muro aveva due ritagli di giornale: Paolo VI e Mike Bongiorno, i suoi riferimenti per quanto riguardava certe cose oltre la vita e certe cose oltre il tubo catodico. Rischiatutto, Scommettiamo, Flash, Bis, Superflash, Telemike… Mio nonno era sempre là, seduto nella luce azzurrina, fedele e immobile a sentire domande e a contare tutti i milioni di Mike.
Nella fase finale, quella delle domande in cabina, la tensione saliva, allora lui si concedeva una Muratti, una sigaretta che era un fumogeno nauseabondo. Puntuale arrivava mia nonna ad aprire il balcone e gli passava davanti beccandosi un paio di vaffanculo quando le andava di lusso.
Da questo uno potrebbe pensare che il vecchio era un animale, no tutt’altro, era un tipo buono ed istruito che scriveva pure poesie. Era Mike che me lo assorbiva ed eccitava, che instaurava un rapporto ipnotico e morboso con certi anziani.
Ad un vicino del nonno, un postino in pensione, la moglie aveva chiesto dove erano le supposte, e glielo aveva chiesto proprio mentre Mike apriva le buste con le tre domandone.
I carabinieri, dallo studio dei corpi dissero che il vecchio postino doveva averla prima colpita con un calcio rotante letale e poi doveva esserle saltato sulla schiena mordendole la nuca e tentando una sodomizzazione postuma, era però morto soffocato dai capelli deglutiti.
Quella sera c’erano duecento milioni in palio, uno non è che vuole dare ragione al postino killer, ma ci sono duecento milioni e tu mi rompi il cazzo con le supposte?
Ok, torniamo nei ranghi. Uno sciagurato giorno della Befana mio nonno volle regalarmi il gioco da tavola di Scommettiamo, il nuovo Quiz di Mike Bongiorno. La foto che vedete qui sopra l’ho presa su eBay.
Scommettiamo forse è stato il Quiz più pippa di Mike, quello che ho guardato meno. Sulla scatola c’era la figura di Mike occhialuto nella posa da Allegria con dietro la ruota con la scritta Handicap. Che sembrava un gioco per disabili, con tutto l’ovvio rispetto per i disabili.
Mio nonno venne a portarmelo a piedi fino a casa, e non abitavamo tanto vicini. Lo scartocciai avido. La clessidra, le carte, il Totalizzatore, le bustine, i soldi con la faccia di Mike, una cagata senza fine. Giocaci, giocaci! E come cazzo ci gioco? Come si gioca?
E non se ne andava, voleva vedermi giocare. Mentre lui leggeva inutilmente le istruzioni feci frullare la ruotina, rotolavo la clessidra sopra il totalizzatore, misi la clessidra nelle bustine, contavo i soldi, ero disperato, leggevo le domande, gridavo Cavallinoo, Handicaap, Allegriaa.
Questa ultima cosa evidentemente lo convinse, pensò che mi stavo divertendo di brutto con il gioco di Mike e intuendo di essere ormai di troppo, volle lasciarmi solo con la mia gioia.
Se ne andò con una faccia soddisfatta dando una pacca sulla spalla di mio padre, come a dire Visto? Prova tu a trovare un giocattolo più bello di quello, strunz.
Nei mesi successivi provai a tirare fuori il gioco proponendolo a due compagni di scuola che venivano a fare i compiti a casa. Non si riusciva mai ad iniziare una partita né a capire una mazza. Una volta mentre leggevo le istruzioni uno dei due si tolse una bigbabol dalla bocca e la appiccicò sulla faccia di Mike, l’altro si prese buona parte dei soldi finti e se li infilò nelle tasche, con questi ci faccio almeno dieci figurine domani, disse. Due tamarri.
Scommettiamo fu portato in cantina e messo sotto la scatola della pista rotta, quella che l’elettricista non sapeva aggiustare. Poi dopo anni mio cugino ruppe la clessidra del suo Scarabeo e venne a prendersi quella di Mike profanando il riposo della scatola. Sono passato ieri e mi sono preso la clessidra da quella merda di Scommettiamo che hai giù, disse al telefono.
L’inutilità di quel gioco da tavolo non dipendeva dagli autori. Era che i Quiz di Mike non potevano staccarsi da lui e andarsene in giro per le case inscatolati. Non funzionavano. Non era come Il Grande Gioco di Silvan che tu aprivi e mettevi il fazzoletto nell’uovo cavo, tiravi la cordicella con i nodi magici e roba così. No. Le scatole di Mike erano una Sola (fregatura) perché dentro non c’era lui.
Anche il nonno, ne sono sicuro, mentre mi osservava ad aprirla aveva sperato di trovarci dentro un po’ di Mike Bongiorno, forse anche degli occhiali spessi al posto di quel fesso totalizzatore lo avrebbero emozionato di più e se li sarebbe provati mettendosi in posa come il suo beniamino.
Un abbraccio a tutti e due, il ‘tempo è scaduto’ per entrambi all’ottantacinquesimo.
..Gira gira e rigira il gioco del cuore, oggi tutto va bene e vincerai, ma sta' attenta però che qualcuno verrà a prender la rivincita con teee. Giochi tu, che gioco anch'io, non si sa, amore mio, Scommettiamo ma è solo un gioco, non soffrire per così poco. Scommettiamo che poi si vedrà, chi sarà che vincerà...
(Esiste qualcun altro che si ricorda ancora le parole della sigla o sono io che mi devo veramente operare al cervello con un aspirapolvere? Mah)
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(update 16/09):
Questo ritrovamento attenua il mio senso di solitudine, beccatevelo.
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Jed
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giovedì, settembre 10 > cronache sciatte
Omero non conosceva me (Libro IV)
Giacchino fa rotta verso la campagna, dice che evitiamo il traffico e piglia una strada secondaria. Comincia a tremare tutto, una distesa di buche e crateri che non li ha visti manco la sonda Spirit.Le palline del rosario appese allo specchietto suonano una bossa nova accompagnate dalle percussioni degli ammortizzatori. Nel caos sonoro gracchia lo stereo, dentro c'è un neomelodico che se ho capito si lamenta della fidanzata del suo amico che è troppo zoccola, il nano conosce il ritornello e ogni volta lo canta ma è tutto fortunatamente sepolto dal rumore di fondo. Ogni possibilità di dialogo è semplicemente impensabile. Mi sbattono i denti, mi tremano le guance, si otturano e sturano le orecchie.
Di botto la strada secondaria finisce. La musica liberata dal rumore si rivela in tutto il suo schifo, il pilota allunga la mano abbassa e indica fuori.
Ecco la macchina sta là in fondo, siamo arrivati, è aperta, le chiavi stanno sotto il parasole, la mettete in moto e mi seguite, vabbuon?
Scendo e vado ad aprire lo sportello di una scassatissima Panda blu, mi siedo e richiudo. Era parcheggiata al sole. Penso al povero Bruno di Nola che urla sul rogo. L'odore della tappezzeria è quello di un kebab che gira piantato nel cesso di un autogrill.
Il clacson. Giacchino impaziente da fuori mi fa il gesto della chiave girata. La prendo sotto il parasole metto in moto e tiro giù i vetri. Respiro e passo da 80 gradi secchi a 40 gradi umidi. Ingrano e seguo.
La marmitta deve essere alquanto sbrindellata, produco un rumore tipo motoscafo impennato su un mare di merda. Due mosse e ci rituffiamo in quella chiavica di via secondaria. Noto file di sacchetti di monnezza a bordo strada, hanno funzione di airbag se uno sbanda. E' gente avanti.
Corre come un pazzo, cerco di stargli dietro. E' il ballo della Taranta con boati dalla marmitta e nubi di polvere alzate dalla Regata, c'è una statuina della madonna nel porta-oggetti che balla la breakdance. Mi guardo nello specchietto sporco, ho la concentrazione di un pilota della Parigi-Dakar e sono sudato come il tizio del carro attrezzi di prima. Mi pare il momento giusto per chiedermi con una certa enfasi: ma che cazzo sta succedendo oggi?
Di botto ri-finisce la secondaria. Due mosse e imbocchiamo la discesa per l'antro dell'officina. Scendiamo dai rispettivi cessi a motore. Lui si stacca i pantaloni dal culo e con la stessa mano corre a stringere la mia.
Grazie tante Capo, io mo' scappo, mo' viene Renato e se la vede lui, grazie ancora!
Sparisce e torna da Biancaneve grassa con almeno 10 figli attaccati alle zizze.
Appare Renato magro e scuro, guarda la Panda e poi me.
Dunque statemi a sentire, la macchina sostitutiva sta a trenta chilometri da qua e io non vi posso proprio accompagnare, vi dico subito che il taxi lo aspettate parecchio e certe volte non viene proprio, io vi consiglio di prendervi il treno che sta qua dietro che è una sicurezza.
Mi asciugo la fronte. Scelgo subito il treno, devo uscire dal gorgo. Saluto e cammino per cinquecento metri su una strada senza marciapiede. Qua dietro il cazzo. Penso che non ho lasciato neanche un testamento biologico.
Sopravvivo. Ecco la stazioncina, è la famigerata Circumvesuviana. Faccio il biglietto. Il contrappasso dantesco mi sottopone adesso ad un tour attraverso una delle mie principali bestie nere, l'hinterland napoletano. I nazisti in questi casi avevano sempre una capsuletta con una pillolina di cianuro, io non ce l'ho e salgo.
Siedo di fianco alla porta e ad un indiano contraffatto che parla al telefonino con l'accento di Nino D'Angelo. Si parte.
Cicciano - Camposano - Saviano - Scisciano - S.Vitaliano - Marigliano - Brusciano - Pomigliano... una sequela di inferni col finale inevitabilmente in ano.
A Marigliano l'Indiano scende, il mezzo indugia a ripartire e a richiudere le porte. Sale un cane, non ha il collare, è un bastardone bello grosso col pelo trascurato. Guarda dalla mia parte, poi dall'altra, poi si gira e scende. Si riparte. Continuo ad incassare, ne faccio ricchezza interiore.
Destinazione stazione Garibaldi.
(fine Libro IV)
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Jed
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Trifolated balls
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Jed
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giovedì, agosto 27 > canne
Inazione da caldo
Intanto potremmo tutti pensare a cose scientifiche tipo quando due persone al telefono improvvisamente si sovrappongono e poi c'è il silenzio, quel breve silenzio in cui ognuno dei due aspetta che l'altro dica qualcosa evitando accuratamente di parlare per evitare che si ripeta la sovrapposizione.
Ebbene quel silenzio dura sempre 2 o 2,5 secondi, passati i quali entrambi torneranno a parlare in sincrono sovrapponendosi perfettamente, poi di nuovo il silenzio e poi di nuovo la sovrapposizione. Sono maledetti loop in cui puoi rimanerci per ore, fino ad esaurimento batteria. Quelli col telefono fisso possono rimanerci per sempre.
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Jed
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domenica, agosto 16 > citazioni
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martedì, agosto 11 > cronache sciatte, zapping
Giornalisti e cuochi
TV locale, rubrichetta dei sapori del territorio. L'intervistatore subdolo, cattivo e con le O larghe al cuoco del ristorante dal vocabolario particolarmente leso:
I: allOra, cosa prepari dOpo le nOci?
C: ngi preparo le nocelle, pestate nel pesaturo, ecco qua..
I: aspetta dici bene, pesaturo nOn la capiscono tutti!
C: (indaffarato e sudaticcio) pesaturo, addove si schiaccia, accussì (lo afferra e lo usa);
I: (ingannevole) dOve si pesta, quindi cOme lo chiamiamO?
C: (disperato cerca di distrarre il bastardo) poi ngé il peperongino rosso..
I: (con occhio strabuzzato) aspetta, dicevamO dell'attrezzO dOve si pesta, quindi se si pesta si chiama?
C: (tocca vari coltelli, pensa se colpirlo alla gola o al fegato) vabbuò, dove si pesta, quindi si chiama? P-stone? (mette le mani sui fianchi arreso)
I: (tronfio) NO! Si chiama mortaio! MOR-TA-IO! Eh eh, vai avanti vai avanti..
C: eh eh, (figghie r puttan aropp t romb o cul) e quindi poi ngé il peperongino rosso che ci si lo può mettere che ci si ricorda la nostra terra che ci si fa anche bene a..
I: e il trito di nOci?
C: il trito di noci nge lo mettiamo dopo a tutto..
I: ah, quindi è SUCCESSIVO?
C: ... no, lo mettiamo dopo a tutto..
I: quindi: (occhio strabuzzato) è - SUCCESSIVO?
A questo punto tutti noi telespettatori sappiamo che il cuoco non conosce la parola 'successivo' oppure la associa ad un significato che lo depista completamente da ciò che sta accadendo là e soprattutto dal trito di noci. Però ancora pieno di rancore per la storia del mortaio decide che quella domanda è in qualche modo offensiva per il trito. Quindi dopo una pausa negli occhi spiritati del giornalista esplode in una convulsa risposta negativa.
C: (ad alta voce) noo, non è successivo p'niente! Che successivo! (poi devia inutilmente) L'alice che abbiamo parlato prime che ci si doveva pulizzare...
I: aspetta un momento!
C: ... (sdrammatizza) eh eh..
I: (si avvicina) tu hai detto che il trito di nOci va messo DOPO A TUTTO, cioé quandO stai per servire il piattO, è giustO?
C: (si aggiusta il cappello) è giust si!..
I: (sorride e guarda in camera) e allOra lo vedi che è SUCCESSIVO? E' successivo cari amici a casa, il tritO di nOci va messo al termine e QUINDI (guarda il cuoco) come dicevO, è SU-CCE-SSI-VO! Hai capitO adessO?
C: vabbuò, occhei è successiv. Anche se per me, però, non tant.
I: vai avanti..
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martedì, luglio 28 > adv, cronache sciatte
Abusi alla pummarola
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lunedì, luglio 20 > imparato oggi
Bustrofedicamente
Oggi al mio vocabolario è stata aggiunta la parola: Bustrofedicamente.
Ancora mi chiedo come abbia campato fino ad oggi senza.
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sabato, luglio 18 > canne
Coronabelén
Dunque un paio che fanno fotografie li conosco, uno grasso ed effeminato che faceva l'agente di spettacolo mi pare di averlo in agenda, no, è solo grasso ed effeminato e non fa l'agente di spettacolo, ma vabbé mo' non spacchiamo il capello. Il costume a mutanda bianca ce l'ho. Il tatuaggio, uhmm, me lo faccio. Mi mancano un po' di soldi, un passaggio in carcere e una sfida con Di Pietro in tv. Dopo però vado là e me la scopo.Ah dimenticavo: hanno rotto lievemente il cazzo.
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venerdì, luglio 17 > canne
Consigli per la sana vita da spiaggia
Se avete quel po' di panzetta, quella giusta custodia per tartarughe, e non siete tipi che la nascondono quando vi fanno una foto o quando passa una bella figliuola, ebbene...Compratevi questa seggiola! Questa seggiola consentirà alla vostra panzetta di essere sempre fuori in qualsiasi posizione, gambe stese, ginocchia al petto, braccia conserte con ingobbimento, tutto sarà vano. Free your belly.
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giovedì, luglio 16 > web
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martedì, luglio 14 > zapping
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