venerdì, ottobre 20   >

Lei balla sola

Cuba libre con pampero, Gene mi racconta cose che non sento, la musica è alta e il suo timbro di voce è di quelli che non si sentono se non sei in una cattedrale vuota o nel grande silenzio bianco di Jack London.
Ma lui continua, sembra pure divertito, ogni tanto ride.
Io intanto guardo una tipa insulsa con le gambe corte, un jeans e una tshirt nera, che si ostina, ma veramente si ostina, in qualcosa che non le riesce: ballare.
Si dimena nei pressi di uno seduto su uno sgabellone, che beve qualcosa e non la caga moltissimo. Evidentemente è il suo ragazzo.
Fa sempre gli stessi movimenti sconnessi, 4 o 5 non di più, gli cambia l'ordine e basta. Però s'impegna. A guardarla fa proprio una fatica della madonna. Passa dalla camisa negra a malomalo versione dance facendo dei miscelaggi articolari che Brian&Garrison la azzannerebbero alle cosce strappandole via i muscoli responsabili e quelli irresponsabili. Una rana di Galvani che reagisce all'ambiente, alla musica attorno.
Nel suo brutto corpo in movimento c'è il passo dell'oca delle esseesse, c'è Don Lurio con la lombalgia, ci sono Cochi e Renato, c'è Pinocchio, Enzo Paolo Turchi con un forte attacco di emorroidi, c'è Massimo Ranieri, un lottatore di sumo, il mio cane quando caga, il robot Zed. Ma è così irresistibile st'istinto alla danza? Io farei dei patentini, multe, perdita di punti. A questa il carcere a vita, legata come Hannibal.
Vai adesso, sgradevole visione, libera il neurone del mio cervello che trattiene il tuo ricordo. Ti ho messo giù in uno scritto. Sei libera, evapora, e aggiungerei vaffanculo te e chi ti ci porta nei posti dove si balla.