domenica, agosto 12   >

Il nido di vespe

Me l'hanno fatto là, sopra la finestra. Ronzìo continuo. Bzzz. Il padrone di casa arriva dopo il tramonto del sole con una vecchia pompetta da cui sporge una canna. Mi arrampico sciul mobile e mi sporgo in piedi dal davansciale, te tienimi ben per il culo, qua per la cinta, così non casco giù di sciotto. S'arrampica, lo tengo per la cinta. E' sudata, mi fa un po' schifo. Spruzza, spara, schizza, smitraglia alla rinfusa verso un foro poco visibile. Gli si scarmiglia il riporto, una roba complicata che ha in testa e che Donald Trump gli fa una sega. E' da lì che entrano le troie, adescio dormono, vedrai vedrai come le ammasso tutte con questa roba qui. Nel scionno le ammasso! Infierisce sul buco, c'è del sadismo, esagera, sta chiaramente sfogando rabbie recondite, gli viene fuori una bavetta bordo-bocca. Decide che è sufficiente. Salta giù, chiude la finestra, io mollo la cinta e mi asciugo la mano. Mi guarda come Bruce Willis nel finale di Die Hard, si passa una mano nel riporto oramai irrecuperabile e ripone l'arma. Questa roba qua ce la dava mio nonno, non si scialvava nesciuno, neanche i calabroni diocàn. Domani non c'hai più nulla, vi scialuto. Se ne va.
Alcune vespe incazzate si svegliano agonizzanti e con le ultime energie volano e rivolano contro i vetri chiusi, ultime kamikaze contro i loro carnefici umani. Le guardo da quest'altra parte del vetro, mi spiace un po', ma uno di noi due ha sbagliato casa.
Il mattino dopo mi alzo, prendo il caffé e mi reco trionfante verso la finestra a sincerarmi dello sterminio. Ronzìò. Bzzzz. Sono tutte là, e sono più incazzate di prima.

Chiamo protezione civile e pompieri. Sulle prime non vogliono venire, ma lei ha figli piccoli? Mi viene da rispondergli: io no, e lei vuole continuare ad averne?
Arrivano i pompieri, una squadra di sostanza, entrano in sei. Uno vecchio confabula con due giovani sugli imenotteri aculeati bolognesi, altri due si guardano distrattamente in giro, magari cercano un principio d'incendio. Uno si scaccola e pensa che forse ha sbagliato carriera. Discutono, aprono, spiano, scacciano una vespa che s'intrufola. Uno tira fuori una pompetta simile a quella del padrone di casa ma più grande. Si sporge e ricomincia la spruzzata. Queshta roba qui gli brucia le ali, rimangon bloccate senscia poter volare, muoion pian pianino le maledette. E' un altro sadico, per di più morboso, con una mano spruzza e con l'altra si dà delle ravanate al pisello. E' il leader. Tutti gli altri annuiscono e indicano le vespe impazzite, come bambini dell'asilo. Guardimò, ce lo diamo anche da queshtaltra parte così non scappano mica più. Spruzza su una possibile corrispondenza del foro dall'interno. Si placa, passa l'arma agli assistenti, mi saluta e s'avvia provato verso l'uscita. Tutti lo seguono, molto Guido Tersilli di Sordi, manca solo la musica.

Cala la notte. Sogno vespe giganti e parlanti. Una mi minaccia in dialetto calabrese e mi fa il gesto del culocosì. Un'altra mi mostra un'ala bruciata e mi prende per le palle. Se chiami altri stronzi che vengono a spruzzarci, prima te le pungo e poi te le brucio.
Riviene giorno, di nuovo caffé, di nuovo finestra. Di nuovo bzzz. Di nuovo ronzìo. Sono ancora là. La disperazione monta. Il problema si fa serio, non mi resta che chiedere al vicino onnisciente. Un po' come il commissario Gordon che in difficoltà chiama Batman. Filiberto mi dice di aspettare, che adesso prende le pagine gialle e trova uno in gamba che ha risolto il problema a suo cugino. Intanto torno alla finestra a guardare le vespe, ce ne sono di nuove che s'informano innervosite su cosa sia successo. Le residenti spiegano tutto, una con le ali mima distintamente il pompiere di ieri. Un'altra fa il gesto del telefono e indica me. Mi nascondo.