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Napoli Bene

'Come se cambiando le questioni più minute, tutti insieme, avremmo potuto scuotere le virtù della politica, magari immettendoci finalmente nella scia virtuosa dell'Europa. Dal basso, agendo dal nostro piccolo locale, avremmo voluto cambiare il mondo, rimettendo al centro l'ambiente, in preda ad una voglia ritrovata di umanesimo.
La nostra giovinezza politica cullata nelle occupazioni universitarie e maturata nelle federazioni giovanili dei partiti politici, si era interrotta bruscamente quando, nel teleschermo, Falcone e Borsellino c'erano scoppiati in faccia. E da quella scatola, l'esplosivo non avrebbe mai più cessato di scuoterci, maltrattando i nostri occhi, come l'11 settembre, quando il fuoco delle due torri avvolse, per sempre, le nostre passioni globali, tramutandole d'un tratto, in un pozzo nero di paure. Ma il disincanto non aveva ancora del tutto colonizzato le nostre menti e credevamo che una qualche forma di riscatto potesse avvenire, continuando a operare nella cultura.
Molti di noi partirono e andarono irrimediabilmente all'estero, dove il talento non tardò ad aprire la strada del destino per entrare presto in un mercato del lavoro ansioso di accogliere la creatività.
Io e tanti altri restammo, pur tra le molteplici sollecitazioni ad abbandonare Napoli.
Il consiglio mi era stato esposto in più di un'occasione. La domanda fatidica suonava così:«Ma perché non te ne vai?». La risposta che non riuscivo mai a pronunciare era invece:«Ma perché non te ne vai tu?». La battuta sarebbe dovuta essere immediata, come il rilancio nel poker, ma l'azzardo era così forte da minare le mie stesse certezze.'
(Napoli Bene - Salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno - Lucio Iaccarino)

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